Lo chiamavano Robin Hood esce al cinema in Francia il 1 luglio 2026. Diretto da Michael Sarnoski, questo film d'azione, avventura e thriller rilegge il mito di Robin Hood in una versione più cupa, con protagonisti Hugh Jackman, Jodie Comer e Bill Skarsgård.
Lo chiamavano Robin Hood
Film | 2026
Uscita nelle sale: 1 luglio 2026
Azione, avventura, thriller | Durata: 2h02
Di Michael Sarnoski | Sceneggiatura: Michael Sarnoski
Con Hugh Jackman, Jodie Comer, Bill Skarsgård
Titolo originale: The Death of Robin Hood
Nazionalità: Stati Uniti
Distribuzione Francia: Metropolitan FilmExport
Il film si allontana dall'immagine tradizionale dell'eroe popolare per concentrarsi su un Robin Hood invecchiato, tormentato dal passato e segnato da una vita di crimini e violenze. Il trailer instaura un tono crepuscolare, centrato sulla fase finale del percorso del personaggio piuttosto che su un'epica avventura eroica classica.
In Lo chiamavano Robin dei Boschi, Robin viene considerato morto al termine di una battaglia che pensava fosse l’ultima. Salvato da una donna misteriosa, gli viene offerta un’ultima chance di redenzione. Il racconto si regge dunque su una domanda semplice: che cosa resta di un eroe quando la leggenda cede il passo alle conseguenze delle sue azioni?
La nostra opinione sul film Lo chiamavano Robin Hood
Il primo impatto di Lo chiamavano Robin Hood è la sua violenza. Frontale, secca, quasi eccessiva, annuncia fin dall'inizio che Michael Sarnoski non cerca di ritrovare il fascino popolare dell'eroe di Sherwood, ma di sondarne le rovine.
Diretto e scritto da Michael Sarnoski, Lo chiamavano Robin Hood, titolo italiano di The Death of Robin Hood, esce in Francia il 1° luglio 2026. Hugh Jackman interpreta un Robin Hood invecchiato, logorato da una vita di crimini e violenza, dato per morto prima di essere accolto da una donna misteriosa, interpretata da Jodie Comer. Intorno a loro, il cast comprende anche Bill Skarsgård, Murray Bartlett e Noah Jupe.
Il film avanza un’idea chiara: sfatare il mito del giustiziere generoso per tornare a un uomo tormentato da ciò che ha fatto. Questo Robin non è più una leggenda luminosa, ma un corpo stanco, un vecchio brigante la cui possibile redenzione passa dal silenzio, dal dolore e dall’oblio. Sulla carta, questo approccio crepuscolare ha del fascino, soprattutto in un’epoca in cui le figure eroiche sono spesso ripensate attraverso le loro zone d’ombra.
Da parte nostra, restiamo però divisi su ciò che questa rilettura apporta davvero al personaggio. La volontà di mostrare un Robin sanguinario piuttosto che un eroe funziona come controcampo, ma la narrazione fatica a superare questa intenzione. Il personaggio rimane difficile da avvicinare, poco incline, e l’attaccamento che la sacerdessa sembra sviluppare nei suoi confronti manca di evidenza drammatica. Questa distanza limita l’emozione, anche quando il film cerca di fare della lentezza uno spazio di rimpianto e riparazione.
È soprattutto formalmente che Lo chiamavano Robin Hood colpisce. Le inquadrature sono molto curate, il dettaglio si legge nei volti, nelle sostanze, nei corpi feriti e negli sfondi naturali. Il lavoro sonoro, sostenuto da una musica gutturale, installa un Medioevo brutale, organico, quasi sacro. Perfino la violenza ultraprovocante dell’inizio possiede una forza plastica, tanto è pensata nel quadro, nel suono e nel movimento.
Ma questa bellezza non basta sempre a nutrire il contenuto. Dopo l’apertura brutale, il film diventa lento, introspettivo, funerario. Questa lentezza non è di per sé un difetto: accompagna il progetto di un eroe al tramonto. Tuttavia rischia di allontanare gli spettatori che si aspettano uno sviluppo drammatico più denso o una vera reinvenzione del mito. Si segue il film fino alla fine senza vero fastidio, ma resta soprattutto una forte sensazione estetica, più che un’emozione o una riflessione duratura.
Il film si rivolge piuttosto agli spettatori attratti da riletture oscure di figure mitiche, ai racconti di colpa, ai western crepuscolari e ai drammi di redenzione. gli amanti di una regia curata, di atmosfere mineral e di proposte medievali grezze potranno trovare una esperienza singolare.
Conviene meno a chi cerca un film d’avventura familiare, eroico o ritmato, così come a chi vuole un Robin Hood accattivante, romanzato o generoso in azione classica. I più sensibili alla violenza frontale dell’inizio o alle narrazioni molto contemplative potrebbero restare a distanza.
Lo chiamavano Robin Hood rimane quindi una proposta coerente nel rifiuto del mito luminoso, ma ineguale nella capacità di trasformare questa idea in emozione. Un film visivamente superbe, immersive per il suono e la tessitura, ma la sua oscurità lascia meno tracce di quelle visive.
Il trailer ufficiale propone una lettura più cupa e crepuscolare di Robin Hood, incentrata su un eroe tormentato dal passato e di fronte a un’ultima possibilità di redenzione.
Per prolungare l’esperienza in sala, consultate le uscite cinema del mese di luglio, i film da vedere in questo momento e la nostra selezione dei film d’azione dell’anno.
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