Il cioccolatiere svizzero Lindt & Sprüngli ha appena subito una pesante sconfitta in una battaglia giudiziaria di grande risonanza contro il Comité Champs-Élysées. Con una sentenza del 6 febbraio 2026, la Corte d'appello di Parigi ha condannato il gruppo a pagare 500.000 euro di risarcimento per aver inserito in uno spot televisivo immagini raffiguranti le lucine natalizie degli Champs-Élysées senza aver ottenuto l’autorizzazione. Una decisione che sta facendo molto rumore nel settore della pubblicità e del diritto della proprietà intellettuale.
Tutto è iniziato con uno spot pubblicitario trasmesso nel 2018 e nel 2019. In queste pubblicità, il cioccolataio aveva riprodotto immagini e inquadrature molto realistiche, somiglianti alle decorazioni installate lungo gli Champs-Élysées durante le festività natalizie tra il 2014 e il 2017. L’oggetto contestato appariva solo all’11° e al 27° secondo dello spot, ma bastava per convincere il Comitato degli Champs-Élysées a parlare di sfruttamento illecito del proprio lavoro. Dal 1980, infatti, il Comitato si occupa dell’organizzazione di queste luminarie, un evento diventato un punto di riferimento nel calendario delle festività parigine, che ogni anno richiede investimenti considerevoli — nel 2018 sono stati oltre 1,5 milioni di euro soltanto per quell’edizione.
Ciò che il Comitato difende in questa sede è prima di tutto il diritto d'autore sulla versione luminosa delle luminarie degli Champs-Élysées, oltre al principio di parassitismo commerciale: l’idea che un marchio non possa appropriarsi gratuitamente dell’immagine di un evento di grande rilevanza per trarne profitto senza offrire nulla in cambio. Queste luminarie, infatti, generano numerose partnership e royalties versate da aziende che, invece, si affidano alle vie ufficiali per la gestione e le autorizzazioni.
Questa è tutta la sottilezza della questione. Lindt ha effettivamente registrato il nome "Champs-Élysées" diversi decenni fa per la sua linea di cioccolatini — un procedimento completamente legale e regolamentato dall'INPI. Tuttavia, la disputa non riguarda il nome, bensì l'uso delle immagini delle illuminazioni, ovvero delle creazioni artistiche originali tutelate dal diritto d'autore. La corte d'appello ha stabilito che le sequenze contestate non si limitavano a filmare una strada o un monumento pubblici, ma riproducevano elementi visivi propri di un evento riconoscibile e protetto.
Il parasitismo commerciale è un principio giuridico che condanna il comportamento di un’azienda che si inserisce nella scia di un’altra, sfruttandone gli investimenti senza contribuire in alcun modo. Regolato dal Codice civile francese, questo principio tutela gli attori economici dalla presa indebita sui loro sforzi. Nell’ambito di questo caso, la Corte è stata chiarissima: l’intenzione di Lindt di trarre un profitto ingiustamente dallo sforzo, dal know-how e dagli investimenti del Comitato emerge senza ombra di dubbio dalla scelta consapevole di integrare nella pubblicità sequenze realistiche che richiamano in modo inequivocabile queste illuminazioni. In altre parole, non si trattava di un semplice caso di scena casuale.
La somma di 500.000 euro trattenuta dai giudici corrisponde, secondo le loro stime, all’incasso medio di due campagne pubblicitarie. Una cifra simbolicamente importante, che lancia un messaggio chiaro agli inserzionisti tentati di sfruttare l’immagine degli Champs-Élysées a buon mercato. L’affaire era stata inizialmente resa nota dal sito di inchieste economiche L'Informé, che è riuscito ad ottenere la copia della sentenza. Da notare che il Comitato aveva già promosso una causa contro Lindt, fallendo in un primo processo nel 2024, per poi ottenere questa vittoria in appello. Il gruppo Lindt, contattato, non ha ancora risposto.
In breve, questa vicenda dimostra che anche le strade più iconiche al mondo, come Gli Champs-Élysées, possono essere tutelate legalmente quando sono al centro di creazioni originali. A buon intenditor...
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