Dopo una giornata di mobilitazione segnata da imponenti manifestazioni e violenze in diverse città sabato scorso, i Gilet gialli tornano a scendere in strada proprio quel sabato 24 ottobre 2026. La coalizione che aveva dato origine al movimento del 17 ottobre ha ufficialmente annunciato lunedì 19 ottobre una nuova chiamata alla manifestazione, presentata come un « atto II ».
Nel momento in cui scriviamo, sulla mappa interattiva pubblicata dagli organizzatori figurano ormai oltre 540 mobilitazioni, tra cui appelli a riunirsi il 24 ottobre a Parigi, in particolare in place de la Bastille e place de la République. Va tuttavia precisato che il loro effettivo svolgimento e le relative modalità restano da definire.
La mobilitazione del 24 ottobre prosegue la scia delle proteste di sabato 17 ottobre, incentrate soprattutto sul caro-vita e sul deterioramento del potere d’acquisto. Secondo i numeri diffusi subito dopo la prima giornata, circa 550.000 persone hanno partecipato alle manifestazioni in Francia, secondo i dati del ministero dell’Interno, contro gli 800.000 rivendicati dagli organizzatori.
Le richieste dei Gilet gialli riguardano soprattutto i prezzi, i salari, i servizi pubblici e la democrazia. Nel suo appello pubblicato per il 24 ottobre, la coordinazione dei Gilet gialli reclama anche le dimissioni del presidente Emmanuel Macron, denunciando al contempo la risposta delle autorità alle proteste precedenti.
Mercoledì 21 ottobre, su France 2, Benjamin Ball, coordinatore dei Gilet gialli, dichiarava che la giornata di mobilitazione prevista per questo sabato sarebbe « confermata ». « Sarà una giornata di protesta di ampia portata. Tutti i settori stanno iniziando a lanciare appelli in tal senso. Penso che il governo non si renda conto di questa rabbia », aveva aggiunto.
Per quanto riguarda il percorso, Benjamin Ball aveva annunciato di aver inviato alla Prefettura di polizia una dichiarazione di manifestazione a Parigi, proponendo un itinerario tra Bastille e Opéra. Il giorno prima, all’Assemblea nazionale, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez aveva spiegato di stare valutando la possibilità di «vietare le manifestazioni non dichiarate (…) che possano turbare l’ordine pubblico, e persino di vietare le manifestazioni dichiarate i cui organizzatori o il servizio d’ordine non ci diano garanzie che non degenereranno».
Da allora, la Prefettura di polizia ha confermato che sabato 24 ottobre 2026 potrà svolgersi regolarmente una manifestazione a Parigi, approvando il percorso proposto dalla CGT, ovvero l'itinerario previsto tra la place de la Bastille e la place de la Nation. La Prefettura di polizia intende invece emanare un'ordinanza per vietare il percorso voluto dai Gilet gialli, tra place de l’Opéra e Bastille. In seguito a questa decisione, il coordinamento dei Gilet gialli ha fatto sapere che si unirà quindi alla manifestazione dichiarata dalla CGT tra Bastille e Nation.
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La giornata del 17 ottobre ha segnato una nuova fase della protesta sociale, con la partecipazione dei Gilet gialli, di studentesse e studenti delle superiori, di universitari, dei sindacati e di militanti provenienti da diversi movimenti.
Ma le manifestazioni sono state segnate anche da scontri, danni, scene di saccheggio e numerosi arresti. Secondo i dati ufficiali del ministero dell'Interno, sono state fermate oltre 2.000 persone. La Prefettura di polizia di Parigi ha invece riferito dell’arresto di 855 persone nella capitale.
In questo contesto, il nuovo appello del 24 ottobre arriva nel momento in cui gli organizzatori vogliono mantenere la spinta della mobilitazione. Resta da capire se questa seconda giornata attirerà tanti partecipanti quanto la precedente. L’entità reale della mobilitazione dipenderà soprattutto dagli appelli locali, dalla partecipazione dei diversi collettivi e dalle eventuali restrizioni decise dalle prefetture.
La coordinazione dei Gilet gialli sta già delineando diverse tappe per prolungare il movimento. Un nuovo appello è stato lanciato per sabato 31 ottobre 2026, prima dellagiornata nazionale di sciopero e manifestazioni prevista giovedì 5 novembre.
Questa ultima mobilitazione, sostenuta dalla CFDT, dalla CGT, da Force Ouvrière, dall'Unsa e dalla FSU, riguarda soprattutto i salari, i servizi pubblici, l’occupazione e l’industria, come conferma un comunicato della CFDT.
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