Sulle uscite in riedizione, la dicitura restaurato in 4K attira l’attenzione. Ma cosa significa davvero? Per capire il lavoro svolto, bisogna esaminare gli elementi recuperati, le riparazioni effettuate e le scelte fatte per rispettare l’immagine e il suono del film.
Tutto comincia con un’indagine negli archivi. Il CNC descrive la ricerca di negativi, copie e documenti di produzione che permettono di ricostruire l’opera. Lo stato del supporto conta quanto la sua natura: una pellicola può presentare strappi, incollature danneggiate o passaggi mancanti. Il materiale disponibile determina quindi una parte delle possibilità di restauro.
La digitalizzazione trasforma poi l’immagine della pellicola in file sui quali i team possono intervenire. La scansione può essere realizzata in 2K, 4K o 8K. La definizione scelta è una tappa del processo; seguono anche la stabilizzazione, la rimozione dei graffi e la regolazione dei colori e della luce, chiamata etalonaggio. L’unico numero riportato sull’affiche non descrive né lo stato degli elementi di partenza né l’insieme degli interventi.
Il caso di Merlusse, diretto da Marcel Pagnol nel 1935, mostra come diversi elementi possano dialogare tra loro per ricostruire l’opera. In un intervista pubblicata dal CNC, Hervé Pichard, responsabile delle collezioni cinema alla Cinémathèque française, spiega che il restauro si è basato sul negativo e su un internegativo per colmare le lacune. L’immagine è stata digitalizzata in 4K, mentre il sonoro è stato trattato in parallelo.
Riconquistare l’aspetto originario del film richiede anche un occhio umano. Per questo bianco e nero, il direttore della fotografia Guillaume Schiffman ha supervisionato la messa a punto della colorimetria per preservare la densità luminosa originale. Pichard sottolinea l’importanza di preservare la granularità della pellicola e di restituire il lavoro del cineasta e del suo direttore della fotografia. Un’immagine restaurata può quindi conservare una texture visibile.
La stessa attenzione vale anche per l'audio. Per Merlusse, le équipe hanno conservato le peculiarità del missaggio d'epoca, lavorando però sull'intelligibilità dei dialoghi. La fragilità delle registrazioni sonore degli anni Trenta rientra tra le caratteristiche prese in considerazione da questa restaurazione.
La soglia tra una degradazione e un difetto presenti fin dalla produzione richiede talvolta un arbitrio. Per I Maestri del tempo di René Laloux, Ellen Schafer, responsabile della gestione dei cataloghi presso Argos Films e Cite Films, riferisce che problemi di messa a punto sono stati conservati. Correggerli avrebbe cancellato imperfezioni proprie del film.
Per ritrovare i propri colori, i restauratori hanno incrociato diverse referenze: cellulosa, fumetti tratti dal film, documenti promozionali e testimonianze. Schafer riconosce una quota di soggettività in questo lavoro. Il progetto si è esteso anche al sottotitolo in inglese e all’audiodescrizione: l’accesso a un’opera restaurata passa anche dai testi e dai dispositivi che accompagnano le sue immagini.
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