Uno sguardo scambiato, un personaggio che entra in una stanza, un gesto silenzioso: una parte della narrazione di un film passa attraverso le immagini. L'audiodescrizione trasforma queste informazioni in parole per le persone cieche o ipovedenti. Essa completa la traccia sonora, offrendo ciò che i dialoghi e i rumori da soli non permettono di capire.
Questo lavoro parte dall’osservazione e dalla scrittura. In un intervista pubblicata dal CNC, l’audiodescrittice Marie Gaumy spiega che guarda il film e prende appunti sui personaggi, sugli scenari e sulle intenzioni. Una narrazione storica può richiedere documentazione aggiuntiva per nominare correttamente un costume o un elemento di scenografia.
Poi bisogna selezionare i dettagli utili in base al tempo a disposizione. Descrivere l’intera immagine rischierebbe di appesantire l’ascolto. Gaumy sottolinea l’esigenza di rispettare i dialoghi e di calibrare la quantità di testo e il ritmo in funzione della scena. La voce deve essere comprensibile, pur rimanendo in sottofondo, per permettere allo spettatore di seguire l’opera.
L’audiodescrizione è dunque una scrittura propria del cinema. Una scena d’azione e un passaggio contemplativo non lasciano alla parola gli stessi spazi. Nella sua pratica, Gaumy affianca anche una rilettura a un correttore non vedente formato all’audiodescrizione, che offre la propria percezione sul risultato.
Per individuare una versione accessibile, le diciture hanno la loro importanza. Il CNC segnala in particolare « AD », « audiodescrizione » e « proiezione audiodescritta » tra le indicazioni destinate a chi è cieco o ipovedente. Ne distingue questo dispositivo dai sottotitoli destinati alle persone sorde o con problemi di udito: uno descrive le immagini con la voce, l’altro rende accessibili elementi sonori tramite il testo.
Il CNC tiene anche un elenco dei film per i quali una o più versioni accessibili sono state dichiarate dai distributori. L’esistenza di una versione audiodescritta e le condizioni della sua fruizione in sala sono due informazioni complementari: la segnaletica può indicare, ad esempio, dove si trovano le cuffie. Una indicazione di accessibilità dell’edificio non descrive, da sola, gli adattamenti disponibili per il film.
Questa attenzione riguarda anche le opere più datate. Come spiega il nostro approfondimento sulla restaurazione in 4K, ridare accesso a un film può implicare anche lavorare sull’audiodescrizione. La qualità dell’immagine restaurata e l’accesso al racconto rispondono a esigenze diverse.
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