Non si tratta solo di un semplice cambio di rotta... È una vera e propria rivoluzione! Ubisoft decide di riscrivere il proprio percorso, avviando una ristrutturazione totale per rimettere ordine alla sua organizzazione dopo anni di progetti falliti, tensioni interne e perdite economiche. L’annuncio è arrivato il 21 gennaio 2026, in un contesto difficile, segnato dall’abbandono di molte iniziative, da un calo delle vendite e da una mancanza di direzione chiara, secondo diversi osservatori del settore videoludico.
Basato a Saint-Mandé, lo studio cambia decisamente rotta. L’editore ha annunciato la sospensione dello sviluppo di sei titoli, tra cui il remake di Prince of Persia, riproposto più volte sin dalla sua inaugurazione nel 2020. Altri sette progetti vedranno anch’essi terminare la loro corsa con una data di uscita posticipata, senza un nuovo calendario. Nel frattempo, due studi chiudono i battenti, a Halifax e a Stoccolma, mentre altre squadre vengono riorganizzate in diverse sedi del gruppo. Con queste scelte, Ubisoft mira principalmente a stringere i cordoni della borsa e a mantenere meglio il controllo delle spese, di fronte a un panorama commerciale più incerto.
Il giorno dopo l’annuncio, le
Internamente, Ubisoft stima una perdita di circa 650 milioni di euro a causa della cancellazione di giochi, dei rinvii e del calo delle entrate previste. Il gruppo sospende diverse assunzioni, riduce le spese e interrompe alcuni partnership. Dal lato degli analisti, il scetticismo è diffuso: gli effetti positivi della ristrutturazione non sono previsti prima del 2027, nonostante le promesse di risanamento avanzate dalla direzione.
Da aprile 2026, Ubisoft cambierà il suo modo di operare all’interno dell’azienda. La casa di sviluppo ha in programma la creazione di cinque grandi poli di produzione, chiamati "case di creazione". Ognuna di queste strutture sarà responsabile di un genere di gioco specifico, dalla fase di concept fino al lancio sul mercato. L’obiettivo è semplificare le decisioni, ottimizzare la distribuzione delle risorse tra i team e rendere più chiara la sua offerta di videogiochi, sia per il pubblico sia per i partner.
In pratica, Ubisoft intende riunire le sue licenze per genere: i giochi di azione-avventura come Assassin’s Creed o Far Cry, i sparatutto come The Division, i titoli multi-player online come The Crew o For Honor, gli univers narrativi e fantastici (Rayman, Beyond Good & Evil, Prince of Persia), e infine i giochi per famiglie come Just Dance. Questa nuova organizzazione è stata già sperimentata con il lancio di Vantage Studios alla fine del 2025, un polo che gestisce le principali franchise del gruppo. Il colosso cinese Tencent ha investito 1,16 miliardi di euro e possiede oggi oltre un quarto di questa entità.
Sul fronte sociale, Ubisoft continua la sua parabola di riduzione del personale, avviata già nel 2023. In soli due anni, oltre 3.000 posti di lavoro sono stati eliminati, e è stato pianificato un nuovo piano di tagli di 200 milioni di euro entro il 2028. Sono quindi attese ulteriori uscite, in particolare presso gli studi all’estero. In risposta, i rappresentanti sindacali Solidaires Informatique hanno indetto uno sciopero per giovedì, manifestando contro questa nuova ondata di ristrutturazioni.
Un'altra misura che fa rabbrividire: il ritorno al 100% in presenza per tutti i dipendenti. Dopo la crisi sanitaria, una parte del personale aveva adottato il lavoro da remoto. Ora, la direzione vuole riportare tutti in ufficio, ritenendo che ciò favorisca la collaborazione. Ma questa decisione non è vista di buon occhio, soprattutto in un contesto già complesso. Già nel 2024, si erano verificati scioperi quando l’azienda aveva cominciato a limitare il telelavoro a tre giorni alla settimana.
Questa larga riorganizzazione arriva dopo una serie di recenti insuccessi per Ubisoft. Giochi come XDefiant, rapidamente ritirato dal mercato poco dopo il lancio, oppure Skull and Bones, continuamente rinviato, hanno deluso le aspettative del pubblico. Anche Star Wars Outlaws, molto atteso, non ha raggiunto il successo sperato. Il risultato è un’immagine del gruppo indebolita, sia tra i giocatori che tra gli investitori. Alcuni analisti parlano di una mancanza di una visione chiara e delle difficoltà nel far evolvere le proprie licenze storiche.
Ubisoft si trova anche ad affrontare una sfida importante nel settore: il costo di produzione dei giochi continua a salire, con budget che superano spesso i centinaia di milioni di euro. Nel frattempo, la concorrenza si orienta verso modelli più sostenibili, come i giochi online evolutivi o gli universi connessi a lungo termine. Ubisoft, da parte sua, è ancora alla ricerca di come adattarsi a questa nuova realtà del mercato dei videogiochi.
Al momento, Ubisoft non ha ancora fornito dettagli concreti sui prossimi titoli né sul calendario delle uscite future. La dirigenza punta principalmente a puntare sulla qualità, riducendo il numero di progetti in corso. Il CEO Yves Guillemot ha dichiarato in una nota di voler trasformare "il modello operativo di Ubisoft per sviluppare giochi basati su due pilastri centrali della nostra strategia: avventure open world e esperienze live service a lungo termine".
Ma restano ancora molte incognite. Gli effetti di questa riorganizzazione si potranno vedere soltanto tra diversi mesi, o addirittura anni. Il nuovo sistema delle "case di creazione" potrebbe diventare un modello anche per altri studi, se dovesse funzionare, ma richiede anche un vero cambiamento nei metodi di lavoro interni. Per il momento, nulla garantisce che questa svolta basti a raddrizzare le sorti di Ubisoft.
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