La Bayadère di Noureev all’Opéra Bastille: un balletto spettacolare, capolavoro classico - recensione

Da Graziella de Sortiraparis · Foto di Graziella de Sortiraparis · Aggiornato il 19 giugno 2026 alle 09:43
Dal 17 giugno al 14 luglio 2026, l’Opéra national de Paris riporta in scena La Bayadère nella celebre versione di Rudolf Noureev all’Opéra Bastille. Un balletto di grande respiro, tra virtuosismo, sogno e la tradizione del grande spettacolo. Scoprite la nostra recensione.

La Bayadère torna in scena all'Opéra Bastille, dal 17 giugno al 14 luglio 2026, nella versione firmata Rudolf Noureev, celebre coreografo del XX secolo e figura storica della casa. Creata a Parigi nel 1992, questa produzione rappresenta l’ultimo saluto di Noureev al pubblico e una delle rilettrature più brillanti del balletto classico ereditato da Marius Petipa.

Questo grande racconto danzato, ambientato in un’India immaginata, si è imposto come pilastro del repertorio, mescolando quadri corali, dramma amoroso e grazia infinita. In un décor sontuoso e simbolico, La Bayadère racconta la storia tragica di Nikiya, la danzatrice sacra, e di Solor, guerriero promesso alla figlia del rajah. Inganni, gelosie e giuramenti infranti si susseguono, fino al celebre Atto delle Ombre, culmine di lirismo e precisione.

Questa scena, in cui 32 ballerine in tutù bianchi tracciano in uno specchio linee perfette tra una penombra vaporosa, resta uno dei momenti più emblematici del balletto classico. Attraverso costumi sgargianti, scenografie evocative e variazioni virtuose, l'opera racconta un intero immaginario dai toni orientalisti, magnificate dalla musica di Ludwig Minkus.

La Bayadère si rivolge a un pubblico eterogeneo, dai fedeli dell'Opéra agli spettatori che si avvicinano al balletto per la prima volta. Gli appassionati di danza classica vi ritroveranno la rigore accademico e la grandiosità spettacolare tipici dello stile Noureev, mentre chi è sensibile ai grandi racconti visivi resterà affascinato dalla dimensione narrativa e estetica dell’opera.

La nostra opinione

Fin dal primo atto, il tono è inequivocabile: l’immersione è totale. Visivamente la produzione mette in scena scenografie da capogiro firmate Ezio Frigerio, che ci trascinano da un tempio indiano misterioso dove il fuoco arde al ritmo della musica diretta davanti agli occhi, agli interni sontuosi di un palazzo d’Oriente.

I costumi di Franca Squarciapino, talvolta splendidi sari colorati o gonne multicolor, permettono di distinguere perfettamente lo status e il carattere dei personaggi, donando al contempo una bellissima fluidità ai movimenti. Un insieme che rende omaggio al lavoro gigantesco degli atelier dell’Opéra national de Paris.

Senza proferire parola, l’espressività dei danzatori – guidata quella sera dall’Étoile Sae Eun Park (Nikiya) e dal Premier danseur Paul Marque (Solor) – trasmette una carica emotiva di incredibile nitidezza, arricchendo la bellezza delle scene e la ricchezza dei ruoli, in particolare quelli femminili.

Il secondo atto aumenta l’intensità con un ingresso spettacolare dell’eroe su un elefante articolato, aprendo la strada a una serie di danze di festeggiamento e consegna di doni. Qui i virtuosi danno il massimo: la perizia delle pdpolpe di Solor o dei fouettés di Gamzatti (Inès Mcintosh), di una precisione infinita, ha letteralmente mozzato il fiato al pubblico.

L’uso ingegnoso di oggetti ( ventagli, veli) infonde una vita folle alla coreografia prima del momento alto drammatico: il monologo straziante della Bayadère, che continua a danzare con grazia nonostante la morsicatura fatale del serpente.

Il terzo atto ci immerge in un’atmosfera radicalmente diversa, molto più mélancolique e onirica. Davanti a uno sfondo scenografico che richiama un giardino invernale o una giungla misteriosa si spalanca il celebre Atto delle Ombre, vero atto bianco. L’allineamento perfetto dei tutù bianchi che scendono la rampa richiama immediatamente la magia del Lago dei Cigni.

Se l’eleganza assoluta di questa tableau è meravigliosa da osservare, il finale, molto classico, potrebbe apparire un po’ più lungo e impegnativo per il grande pubblico.L’assenza di colori e la ripetitività geometrica delle variazioni individuali delle ombre allungano il ritmo e chiedono concentrazione per apprezzare la performance nel giusto valore. Tuttavia lo spettacolo si chiude con una nota di poesia rara, dopo 2h55 di viaggio memorabile ai confini dell’Oriente romantico, un istante sublime sospeso.

Due intervalli scandiscono i tre atti, permettendo al pubblico di riposarsi e di gustare al meglio i tre ore di balletto, che per chi non è abituato a questo genere di spettacolo classico possono sembrare un’eternità. Non tutte le date sono ancora confermate: approfittate di questa opportunità per mettere le mani sugli ultimi biglietti, La Bayadère è in programmazione fino al 14 luglio prossimo.

In questa ondata di caldo, la grande sala dell’Opéra Bastille è ben climatizzata; non dimenticate uno scialle se soggetti al freddo! Inoltre, considerata la durata del balletto, è consigliato aver mangiato in anticipo, anche se sul posto è disponibile una piccola offerta di snack.

Questo test è stato condotto nell'ambito di un invito professionale. Se la tua esperienza è diversa dalla nostra, ti preghiamo di comunicarcelo.

Informazioni pratiche

Date e orari di apertura
Da 17 giugno 2026 a 14 luglio 2026

× Orari di apertura approssimativi: per confermare gli orari di apertura, si prega di contattare la struttura.

    Posizione

    Place de la Bastille
    75012 Paris 12

    Pianificazione del percorso

    Informazioni sull'accessibilità

    Accesso
    Linee della metropolitana 1, 5 e 8, stazione "Bastille

    Tariffe
    €15 - €170

    Sito ufficiale
    www.operadeparis.fr

    Prenotazioni
    Visualizza i prezzi dei biglietti

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