Point Nemo va in scena al Teatro del Châtelet a Parigi dal 25 al 29 settembre 2026. Questa creazione di teatro musicale, regia e scenografia del collettivo belga FC Bergman, si ispira a Drumming, partitura di Steve Reich interpretata dall’Ensemble intercontemporain con Synergy Vocals.
Lo spettacolo parte da una grande opera del compositore americano. Scritta dopo un viaggio in Ghana dedicato allo studio delle percussioni africane, Drumming si basa su un motivo ritmico unico e sulla tecnica dello sfasamento, legata alla corrente minimalista. In Point Nemo, questa musica priva di narrazione esplicita diventa la struttura di una proposta scenica che non si affida a un libretto, ma a una costruzione visiva e sonora.
FC Bergman, collettivo fondato in Belgio e legato al Toneelhuis, propone qui una forma annunciata come una performance senza parole. Il titolo richiama il punto Nemo, spazio oceanico ritenuto il più distante da ogni terra abitata. Il dossier artistico precisa che questa referenza viene usata in senso figurato, come un luogo in cui si rigioca la questione del controllo, della perdita dei riferimenti e del posto dell’essere umano in un ambiente che gli sfugge.
La scenografia svolge un ruolo centrale nel progetto. È descritta come un’installazione scenica plasmata dalla musica, al punto da diventare uno dei protagonisti dello spettacolo. Il decor richiama un Giardino dell’Eden artificiale, costruito, controllato, e poi progressivamente messo in tensione. La proposta si rivolge così agli spettatori interessati alle forme ibride, tra musica contemporanea, teatro visivo e performance.
Presentato nella Grande Sala del Théâtre du Châtelet, Point Nemo riunisce sul palco Stef Aerts, Joé Agemans, Jonas Vermeulen e Marie Vinck, con costumi di An D’Huys, luci di Bart Van Merode e la drammaturgia di Bart Van den Eynde. La creazione è coprodotta con Toneelhuis, ad Anversa.
La nostra opinione: una proposta per gli amanti della poesia visiva
Con Point Nemo, il collettivo FC Bergman propone al Théâtre du Châtelet un’esperienza che richiede di accettare un ritmo particolarmente lento. Lo spettacolo è rivolto soprattutto a chi è sensibile alla poesia delle immagini, disposto ad osservare un paesaggio trasformarsi senza aspettarsi una sequenza di eventi. Lardi di ironia punteggiano questa contemplazione, ma l’azione resta rara e il tempo si allarga, a volte rischiando di mettere una parte del pubblico in distanza.
L’intento del collettivo è interrogare il nostro bisogno di controllare tutto e la possibilità di liberarci rinunciando al controllo assoluto. Il giardino artificiale, curato e poi progressivamente disfatto, dà una forma a questa riflessione. FC Bergman vuole lasciare allo spettatore la libertà di trovare lì il proprio significato. Eppure è facile passarci sopra senza cogliere il senso profondo: senza parole né racconto esplicito per guidarci, il legame tra i gesti osservati e questo invito alla rinuncia non si imporrà sempre. Si può restare sensibili alla bellezza delle immagini senza riuscire a comprendere cosa esse cerchino di esprimere.
Il grande punto di forza dello spettacolo risiede nel lavoro di luce di Bart Van Merode. Sotto i nostri occhi, la scena sembra cambiare completamente solo grazie al gioco di colori e illuminazioni. Gli stessi volumi assumono un’altra fisionomia, i rilievi si ridefiniscono e il nostro senso dello spazio vacilla. Queste trasformazioni sono impressionanti: danno tutta la forza alla poesia visiva dello spettacolo, persino nei momenti in cui accade davvero poco.
L’emozione resta però più fragile per quanto riguarda le figure che abitano questo paesaggio. Il bambino umanoide, in particolare, non ci tocca molto. La sua presenza crea curiosità, ma fatica a suscitare l’attaccamento che permetterebbe di avvicinarsi a questo universo. Questa distanza rafforza il carattere contemplativo della proposta, pur limitandone l’urgenza affettiva.
La musica occupa, invece, un posto considerevole. Drumming di Steve Reich, interpretato dall’Ensemble intercontemporain e Synergy Vocals, accompagna l’esperienza con i suoi ritmi ripetitivi e i suoi sfasamenti. La potenza sonora ci è sembrata però a volte assordante. Le persone sensibili ai suoni forti devono tenerne conto: la lentezza delle immagini non significa che l’esperienza sia rilassante per l’orecchio.
Point Nemo potrà dunque parlare agli amanti del teatro visivo, delle forme astratte e della musica minimale, che amano lasciare indugiare lo sguardo e costruire la propria lettura. Gli spettatori in cerca di una storia chiaramente raccontata, di un ritmo serrato o di un’emozione portata dai personaggi rischiano invece di restare fuori. Una proposta molto poetica, con luci notevoli, la cui lentezza e astrazione costituiscono tanto la sua originalità quanto la sua limite.
Questa pagina può contenere elementi assistiti da AI, maggiori informazioni qui.
Date e orari di apertura
Da 25 settembre 2026 a 29 settembre 2026
Posizione
Teatro dello Châtelet
1 Place du Châtelet
75001 Paris 1
Pianificazione del percorso
Prenotazioni
Consulta i prezzi di questa biglietteria















