Facciate haussmanniane rivestite di pois multicolori, sale oscure rivestite di specchi infiniti, l'artista giapponese Yayoi Kusama ha imprimé la sua impronta psichedelica nel paesaggio urbano parigino. Figura di primo piano nell'arte contemporanea, pioniera dell'avanguardia e della pop art, l'artista visiva giapponese si è spenta lasciando alle spalle un universo visivo immediatamente riconoscibile. Ossessionata e coinvolgente, la sua opera si fonda sulla ripetizione infinita di motivi circolari — i famosi polka dots — e su sculture morbide o giochi di ottica progettati per far perdere allo spettatore la percezione dello spazio e del tempo.
Nel 2023 la capitale sembrava una galleria a cielo aperto, grazie alla collaborazione tra l’artista e la maison Louis Vuitton. Una replica gigante di Yayoi Kusama, alta svariati metri, sembrava dipingere con le proprie mani la facciata della boutique storica degli Champs-Élysées. A pochi chilometri di distanza, di fronte al Pont Neuf e alla Samaritaine, un’altra scultura monumentale dominava i quai della Senna. Queste apparizioni urbane hanno provocato file interminabili di curiosi e appassionati d’arte contemporanea, decisi a immortalare queste installazioni insolite nel cuore del 8ᵉ e del 1ᵉʳ arrondissement.
Ricordate: nell’ottobre 2019, in occasione della FIAC Hors les Murs, i passanti e gli amanti delle passeggiate parigine scoprirono con stupore una gigantesca zucca gonfiabile gialla punteggiata di nero, eretta di fronte agli orefici della prestigiosa Place Vendôme (1º arrondissement). Intitulata « Life of the Pumpkin Recites, All About the Biggest Love for the People », questa scultura monumentale di dieci metri di ampiezza celebrava uno dei temi feticci della creatrice. Per Kusama, la zucca – che coltivava da bambina con la sua famiglia in Giappone – rappresentava una forma accogliente, generosa e piena di humor, creando un contrasto gioioso e poetico con la rigidezza architettonica classica della piazza.
Ben prima di questa ondata sui grandi boulevard, Parigi aveva celebrato il genio di Kusama già nel 2011 con una grande retrospettiva al Centre Pompidou. I visitatori si affollavano per entrare nelle sue famose Infinity Mirror Rooms, stanze chiuse in cui specchi e lanterne a LED creano l’illusione di un cosmo infinito. Secondo alcune testimonianze d’atelier, l’artista avrebbe concepito questi spazi per materializzare le proprie visioni allucinatorie d’infanzia, cercando di dissolvere il proprio corpo nell’immensità dell’universo — un concetto che chiamava auto-obliterazione.
Tra i ricordi più vividi dei visitatori del Bois de Boulogne figura senza dubbio la celebre installazione Infinity Mirror Room - Phalli's Field (Floor Show), proveniente dalla collezione della Fondazione Louis Vuitton. Entrando in questa stanza imbottita di specchi, il pubblico ha avuto letteralmente la sensazione di tuffarsi al di sopra di un inquietante bacino immersivo: il pavimento è interamente ricoperto da centinaia di protuberanze morbide in tessuto bianco punteggiato di vividi pois rossi. Grazie ai riflessi infiniti delle pareti, queste sculture organiche, simili a funghi o a coralli, sembravano espandersi come un mare punteggiato senza sponda, offrendo un'esperienza sensoriale immersiva indimenticabile.
Ciò che caratterizza soprattutto il linguaggio di Kusama è l'accumulo ossessivo. Nata a Matsumoto nel 1929, l'artista si è rapidamente affermata all'incrocio tra pop art, arte concettuale e minimalismo. Raccontava spesso che i suoi primi motivi a pois e le reti infinite sarebbero germogliati già nell'infanzia, durante intense allucinazioni in cui i fiori della casa familiare sembravano ricoprire le pareti, il soffitto e il proprio corpo. Ha teorizzato questa ricerca con il nome di «auto-obliterazione», invitando lo spettatore a fondere la propria individualità nel cosmo.
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