In infradito ai piedi dell'Himalaya, la commedia agrodolce del regista John Wax esplora le sfide della genitorialità attraverso il viaggio di Pauline, interpretata da Audrey Lamy. Insieme a Nicolas Chupin e Benjamin Tranié, Audrey Lamy interpreta una madre single che, nonostante gli ostacoli, fa di tutto per garantire una vita stabile a suo figlio Andréa, un bambino di 6,5 anni con un disturbo dello spettro autistico. Il film promette di essere una miscela di umorismo ed emozione, affrontando temi complessi in modo leggero e simpatico.
En tongs au pied de l'Himalaya viene trasmesso su Canal+ il 22 luglio 2025 alle 21.09.
Sinossi: Pauline è la madre di Andréa, 6 anni e mezzo, un bambino meraviglioso a cui è stato diagnosticato un ASD: un "disturbo dello spettro autistico". Non è molto sveglio, ma va ancora a scuola e si sta preparando a tornare all'asilo. Per Pauline, senza un reddito fisso e da poco separata da Fabrice, il padre di Andréa, tutto sembra cospirare per rendere la sua vita un susseguirsi di fallimenti. Per Andréa, invece, questo è un anno cruciale che determinerà se potrà o meno rimanere a scuola e avere maggiori possibilità di vedere migliorare la sua condizione. Ma perché ciò accada, Andréa ha bisogno di stabilità, e per Pauline è un po' (molto) come scalare l'Himalaya con le infradito...
In infradito ai piedi dell'Himalaya, diretto da John Wax, getta uno sguardo sensibile e umoristico sulla vita quotidiana di una madre single, Pauline, interpretata da Audrey Lamy, che cresce da sola il figlio autistico. Il film si distingue per il suo approccio realistico e senza fronzoli alla genitorialità, evocando con modestia le sfide e i momenti di tenerezza che costellano la vita di Pauline. Utilizzando l'Himalaya come metafora, Wax illustra gli immensi ostacoli che devono affrontare i genitori di bambini atipici, che spesso sono "in ciabatte", cioè non attrezzati per affrontare le difficoltà quotidiane. Il film riesce a commuovere e a far ridere senza scadere nel pathos? Decifriamo quest'opera sottilmente equilibrata.
Audrey Lamy impressiona in un registro drammatico, interpretando una madre imperfetta ma profondamente devota che lotta per dare al figlio una vita dignitosa nonostante gli ostacoli. La sua interpretazione è stata universalmente elogiata per l'accuratezza e la forza emotiva. Lamy, spesso nota per i suoi ruoli comici, qui mostra una gamma di emozioni, dallo sconforto alla resilienza, compresi momenti di tenera complicità con il figlio. L'attrice rende Pauline particolarmente credibile, una madre che, come tutte le madri, commette errori ma fa coraggiosi passi avanti. Questa sincerità permette agli spettatori di identificarsi e condividere i suoi momenti di cruda emozione e di risate, rendendo il film profondamente umano.
John Wax riesce a evitare i cliché del dramma sociale o del film a soggetto, optando invece per un approccio sfumato e rispettoso. La regia semplice ed efficace segue il punto di vista di Pauline, spesso in difficoltà, a volte in pausa per respirare. Questa visione intima permette al film di navigare tra la serietà dell'argomento e scene più leggere, come l'esilarante scena dal dentista, interpretato da Jean-Pascal Zady, che, dopo essersi tolto la mascherina, spiega a Pauline che "non è mai troppo tardi per rifarsi i denti" con un sorriso scherzoso. Questi momenti di comicità ben calibrata allentano la tensione e conferiscono al film una qualità leggera che rende il tema più accessibile senza sminuirne l'importanza.
Oltre a questa sensibilità narrativa, Wax inserisce alcuni personaggi secondari molto ben rappresentati, come l'insegnante di scuola che rifiuta di adattare lo spettacolo di fine anno per includere il figlio di Pauline. Questa scelta di non edulcorare le difficoltà che Pauline incontra rafforza l'autenticità dell'opera e la rende ancora più potente.
L'Himalaya, lungi dall'essere uno sfondo in questo film, diventa un simbolo delle sfide che Pauline deve affrontare ogni giorno. Il titolo, En tongs au pied de l'Himalaya (In infradito ai piedi dell'Himalaya), è una metafora della realtà dei genitori di bambini con disturbi dello spettro autistico: devono superare montagne di ostacoli senza risorse adeguate. Il film mostra una madre costantemente in bilico, che si confronta con una società inadatta ai bambini atipici, ma che tuttavia va avanti con una determinazione incrollabile. È questa metafora che conferisce al film tutta la sua forza simbolica, illustrando finemente la solitudine, l'incomprensione e la perseveranza dei genitori di fronte a una montagna di ostacoli.
Il film si rivolgerà soprattutto agli spettatori sensibili ai drammi familiari e a coloro che cercano un ritratto realistico ed empatico delle difficoltà affrontate dai genitori di bambini disabili. Il film piacerà anche agli appassionati di storie in cui l'emozione incontra l'umorismo, offrendo un delicato equilibrio tra risate e lacrime. Coloro che sono stati colpiti da realtà simili lo vedranno come uno specchio delle loro stesse sfide, mentre altri scopriranno una prospettiva nuova e illuminante. Con i suoi personaggi accattivanti e il suo tono allo stesso tempo serio e scanzonato, En tongs au pied de l'Himalaya piacerà a chi cerca una storia umana e ispiratrice, piena di sincerità.
In infradito ai piedi dell'Himalaya riesce brillantemente a trattare un tema complesso senza mai sprofondare nel pathos. Grazie all'eccezionale interpretazione di Audrey Lamy e alla sensibile regia di John Wax, il film si distingue per la sua sincerità e il suo equilibrio tra emozione e umorismo. Pur trattando in modo appropriato le difficoltà affrontate dalle famiglie di bambini autistici, il film incoraggia anche la resilienza e l'empatia. È un film toccante, spesso divertente, ma sempre rispettoso, che avrà un impatto duraturo sul pubblico.
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