Marty Supreme: Timothée Chalamet alla conquista dello schermo con il suo ruolo di maestro delle finzioni nel film di Josh Safdie

Da Julie de Sortiraparis · Aggiornato il 17 febbraio 2026 alle 17:41
Josh Safdie dirige Marty Supreme con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Tyler the Creator. Questo biopic sportivo arriverà nelle sale il 18 febbraio 2026.

Diretto da Josh Safdie e scritto a quattro mani con Ronald Bronstein, Marty Supreme è un biopic drammatico con protagonista Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Tyler the Creator e Odessa A'zion. Produttore: A24. Il film sarà nelle sale italiane dal 18 febbraio 2026. Libertamente ispirato, secondo la stampa statunitense, alla vita del tennista da tavolo Marty Reisman, narra l’ascesa di un outsider new-yorkese nell’America degli anni ’50, tra performance sportiva e auto-rappresentazione.

La storia segue Marty Mauser, un giovane proveniente da un ambiente modesto, determinato a farsi strada in un mondo competitivo dominato dall'immagine e dallo spettacolo. Nell New York post-bellica, il tennis da tavolo non è ancora ufficialmente riconosciuto come sport: si gioca in club fumosi, sui tetti delle città o nelle università della Costa Est. Marty vede in questa realtà un’opportunità per emergere e sviluppa un’ambizione ferrea, convinto che la fiducia in sé stessi possa bastare a piegare il destino.

Nel corso del suo percorso, le sue scelte diventano sempre più rischiose. Tra colpi di scena, bugie e strategie opportunistiche, costruisce un’immagine pubblica che a volte supera la realtà delle sue capacità. Il film mette in evidenza questa ricerca della celebrità, mostrando anche la fragilità di un uomo costantemente sull’orlo di crollare, in un ambiente in cui il confine tra genio e impostura si fa sottile.

Il trailer di Marty Supreme

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Josh Safdie, émergeato con Good Time e Uncut Gems, riunisce nuovamente Ronald Bronstein per un progetto ispirato alla scoperta di un libro autobiografico di Marty Reisman, recuperato durante le riprese di Uncut Gems. Ammirato da questa figura outsider, il regista si è immerso nella sottocultura del tennis tavolo newyorchese degli anni 1950, popolata da outsider e truffatori. Le riprese si sono svolte tra Manhattan e altre location internazionali, fino alle piramidi d’Egitto, per mettere in scena la portata fantastica del sogno del protagonista.

La ricostruzione si basa su un certosino lavoro di scenografia e costume. Il direttore artistico Jack Fisk ha riadattato un vecchio club di ping-pong di New York oggi scomparso, consultando archivi storici e architettonici. Le sequenze di gioco sono state riprese con più telecamere posizionate il più vicino possibile agli scambi, per catturare la rapidità e la tensione delle sfide. La colonna sonora originale, composta da Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never), prosegue la collaborazione iniziata con Uncut Gems e presenta una struttura in tre movimenti, mescolando sonorità degli anni ’50 a texture sintetiche più moderne.

Con un budget stimato dalla stampa specializzata americana tra i 70 e i 90 milioni di dollari, il lungometraggio potrebbe diventare uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati da A24, segnando la crescita dello studio verso produzioni di grande scala. La scelta di Timothée Chalamet, coinvolto dai Safdie fin dalle prime fasi della scrittura, conferma la vocazione del film a rimanere fedele a un cinema incentrato su giovani protagonisti, instabili e mosse da un’aspirazione vorace.

Marty Supreme, diretto da Josh Safdie, prosegue sul filo del nervosismo e dell’ardore che da sempre caratterizzano il cinema del regista, che ha affinato insieme al fratello. Allo stesso tempo, rappresenta un passo nuovo nel suo rapporto con le figure di marginali ambiziosi. Con Timothée Chalamet nel ruolo protagonista, il film segue le turbolente ascese di un giocatore di ping-pong newyorkese degli anni ’50, un mitomane carismatico convinto che il mondo finirà sempre per piegarsi davanti alla sua volontà. Tra un’odissea urbana, una black comedy e il ritratto di un imbroglione affascinante, Marty Supreme si offre più come un ritratto di un astuto truffatore che di un biopic sportivo, raccontando di un uomo incapace di fermarsi, nemmeno quando la sua stessa vita è in gioco.

Un elemento colpisce immediatamente in Marty Supreme: il ruolo centrale della musica. Fin dall’inizio, il film stabilisce ritmo e tono grazie a una colonna sonora estremamente curata, in cui i brani — tra cui Forever Young — non sono solo accompagnamento visivo, ma diventano un commento ironico sull’illusione di grandezza e la sete d’eternità del protagonista. Josh Safdie utilizza la musica come motore emotivo, accelerando le scene, intensificando l’euforia o sottolineando la caduta. Contribuisce in modo decisivo a quella sensazione di un film “surriscaldato”, sempre sul punto di esplodere.

Questa energia sonora si combina perfettamente con il percorso di Marty, un giocatore di talento ma instabile, un bugiardo compulsivo e un showman senza freni. Il ping-pong nei suoi film non viene mai rappresentato come uno sport nobile o strategico: diventa un palco, uno spazio di performance in cui Marty cerca più il riconoscimento che la vittoria. Quando dal vantarsi passa subito a calcoli opportunisti, il film mette in luce il suo istinto di sopravvivenza senza giudicarlo troppo frontalmente. Marty è un re delle trovate, persuaso che la fede in se stessi sia tutto ciò che serve per piegare il mondo: “Se credo in me, il denaro verrà.”

La struttura picaresca del racconto rafforza questa impressione di instabilità costante. Marty Supreme si sviluppa attraverso sequenze memorabili — alcune grottesche, altre umilianti — più che seguire una progressione drammatica tradizionale. La scena famosa della vasca da bagno che attraversa l’intero piano o quella della sculacciata testimoniano questa volontà di creare momenti cinematografici indimenticabili, quasi sopra le righe, che contribuiscono a dipingere il ritratto di un personaggio eccessivo. Questa accumulazione può sembrare eccessiva a qualcuno, ma riflette la fuga in avanti di un uomo incapace di rallentare.

Questa scelta stilistica spiega in parte anche le critiche discordanti: per alcuni, questa narrazione frammentata e questo ritmo frenetico incarnano un cinema organico, vibrante, tipico dei Safdie; per altri, il film appare disorganizzato, talvolta estenuante, più interessato all’anti-eroe che al mondo che attraversa. Tuttavia, questa instabilità è il cuore del film: Marty non è un campione tragico, ma un charismatic loser, convinto di essere un genio mentre commette errori uno dietro l’altro, fino a una caduta drammatica che squarcia il mito che si era costruito.

Al centro della scena, Timothée Chalamet offre una performance sorprendente, tra superbia sfrontata, fascino nervoso e instabilità perpetua. Il suo Marty è un fallito affascinante, capace di fansattonare davanti agli Harlem Globetrotters prima di unirsi a loro per racimolare qualche soldo, moltiplicando le bugie rimanendo tuttavia sorprendentemente affascinante. Rappresenta con precisione questa figura americana dell’auto-mitizzazione, convinto che lo spettacolo del successo conti tanto quanto il successo stesso. Il film si regge moltissimo su questa interpretazione, che gli conferisce energia e coerenza.

Marty Supreme si rivolge soprattutto a chi ama le storie di ascesa tumultuosa e i ritratti di anti-eroi luminosi, più affascinanti che realmente esemplari. Per chi predilige trame tortuose, personaggi sempre in fuga e pellicole che privilegiano il movimento alla psicologia definita, rappresenta un’esperienza avvincente. Il film saprà conquistare anche chi segue con attenzione l’evoluzione di Timothée Chalamet, qui in un ruolo chiave che potrebbe rappresentare una svolta significativa nella sua carriera.

Al contrario, gli spettatori in cerca di un classico film sportivo, focalizzato sulla performance o sulla competizione, potrebbero trovare il film destabilizzante. Il ping-pong qui è solo uno sfondo, un simbolo dell’ossessione di Marty per la vittoria e il riconoscimento. La pellicola può risultare anche stancante per il ritmo e la struttura frammentata, a volte più un vagabondare che un racconto vero e proprio.

Ma è proprio in questa disordinata padronanza che risiede la sua forza. Rinunciando a una narrazione lineare tipica del biopic sportivo, Safdie crea il ritratto di un imbroglione brillante, lo specchio di un’America dove il merito si confonde con la fede. Marty Supreme è un film sul movimento, sulla performance e sull’illusione, portato da un’interpretazione centrale di grande impatto e da un’energia cinematografica rara. Un’opera vibrante, a tratti snervante, ma impossibile da ignorare.

Marty Supreme
Film | 2026
Date di uscita nelle sale: 18 febbraio 2026
Disponibile su [Piattforma] dal -
Biopic | Durata: 2h29
Di Josh Safdie | Con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Tyler the Creator, Odessa A'zion
Titolo originale: Marty Supreme
Nazionalità: Stati Uniti

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Informazioni pratiche

Date e orari di apertura
Dal 18 febbraio 2026

× Orari di apertura approssimativi: per confermare gli orari di apertura, si prega di contattare la struttura.
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