Wild Horse Nine: la nostra recensione, tra finezza ed eccesso

Da Julie de Sortiraparis · Aggiornato il 4 novembre 2026 alle 10:04
Al cinema dal 4 novembre 2026, Wild Horse Nine mescola finezza, umorismo nero e provocazioni marcate. La nostra recensione del film di Martin McDonagh, con John Malkovich e Sam Rockwell.

Alcuni film si prestano facilmente a essere raccontati. Wild Horse Nine, invece, sfugge a ogni riassunto: esporne la trama non basta a restituire il piacere dei suoi dialoghi, la stranezza dei suoi personaggi e il modo in cui riesce a rendere credibili scambi profondamente assurdi. È in questo mix che si cela la riuscita del film di Martin McDonagh, nelle sale francesi dal 4 novembre 2026.

La trama è ambientata poco prima del golpe cileno del 1973. Chris, interpretato da John Malkovich, e Lee, interpretato da Sam Rockwell, sono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore MJ, incarnato da Steve Buscemi.

In mezzo alle statue monumentali dell'isola, i due partner di lunga data si ritrovano faccia a faccia con le operazioni alle quali hanno preso parte e con i complotti all'orizzonte. Il soggiorno prende una piega inaspettata quando Chris si avvicina a due studentesse ribelli, interpretate da Mariana Di Girólamo e Ailín Salas.

Una commedia nera tra finezza e grossi calibri

La finezza di Wild Horse Nine non sta in una delicatezza costante. Il film sa cogliere una sfumatura, per poi spiattellare un’ovvietà, lanciare una provocazione o prolungare uno scambio fino all’assurdo. A volte sfonda porte aperte con un vigore quasi sconcertante. Questa pesantezza consapevole contribuisce al suo umorismo, con tutto ciò che può avere di divertente ma anche di potenzialmente irritante.

Questo forte scarto ci ha convinti particolarmente. I personaggi non si fanno sempre scrupolo di essere sottili, mentre dal loro rapporto affiorano sentimenti più delicati. Il piacere nasce proprio da questa coesistenza: un’assurdità non impedisce a una conversazione di rivelare qualcosa di sensibile, e l’emozione non cancella mai del tutto l’incongruità di chi la suscita.

Questo modo di mescolare umorismo nero, assurdità e umanità evoca i fratelli Coen. Ritroviamo quel particolare piacere nel seguire uomini moralmente poco raccomandabili, concentrati sui propri affari mentre la gravità del mondo li circonda. Il paragone mette soprattutto in luce un tono: si può ridere di questi personaggi, affezionarsi al loro rapporto e restare consapevoli di ciò che rappresentano.

John Malkovich e Sam Rockwell rendono credibile l’assurdo

John Malkovich interpreta un personaggio incredibile, la cui particolarità è uno dei grandi punti di forza del film. Le sue battute, le sue reazioni e il suo modo di inserirsi nelle conversazioni conferiscono ai dialoghi un sapore particolare. Di fronte a lui, Sam Rockwell trova pienamente il suo posto. Il loro duo funziona così bene che è un piacere guardarli discutere, a prescindere dal contributo immediato della conversazione alla trama.

I dialoghi sono gustosi, anche quando prendono pieghe improbabili. È qui che si manifesta l’altro paradosso del film: gli scambi possono diventare stravaganti senza che si smetta di credere a chi li pronuncia. La credibilità nasce dal rapporto tra i due uomini, dall’impressione che abbiano una storia in comune e un modo tutto loro di sopportarsi.

La musica aggiunge ulteriore piacere. Le canzoni che accompagnano il racconto contribuiscono alla sua atmosfera e fanno venire voglia di prolungare l’esperienza oltre la proiezione. Insieme ai dialoghi e agli interpreti, contribuiscono a rendere il film più facile da apprezzare che da raccontare.

Un umorismo da cui si può anche restare a distanza

Wild Horse Nine non sarà però un film alla portata di tutti gli spettatori. Le sue provocazioni, le conversazioni insistenti e i cambi di tono possono lasciare freddi. Ciò che diverte noi nel contrasto tra finezza e mezzi pesanti potrà sembrare troppo marcato ad altri. Il coinvolgimento con questo duo e il suo umorismo conta molto per godersi la visione.

Il film si rivolge in particolare agli amanti delle commedie nere e dei personaggi stravaganti, a chi ama assaporare i dialoghi e accettarne le divagazioni. Sarà meno adatto agli spettatori che si aspettano una commedia immediatamente accessibile o una storia di spionaggio incentrata sull’azione e su uno sviluppo molto lineare.

Per noi, queste contraddizioni sono la ricchezza di Wild Horse Nine. A tratti molto sottile, a tratti volutamente sopra le righe, assurdo eppure credibile nel suo rapporto centrale, il film trova in Malkovich e Rockwell due interpreti straordinari. Ai nostri occhi è una perla, a patto di apprezzare un umorismo capace di colpire nel segno, ma anche di andare giù pesante.

Il cast comprende anche Tom Waits e Parker Posey. Quest’ultima ritrova il registro della commedia nera dopo la sua partecipazione a The White Lotus, mentre Tom Waits torna a collaborare con Martin McDonagh dopo Sette psicopatici.

Wild Horse Nine segna una nuova collaborazione tra Martin McDonagh e Sam Rockwell, già diretto dal regista in Sette psicopatici e in Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Il regista ritrova inoltre Searchlight Pictures, Blueprint Pictures e Film4 dopo I banshees di Inisherin.

Presentato a settembre 2026 nella competizione ufficiale della 83ª Mostra di Venezia, il film ha valso a John Malkovich la Volpi Cup per il miglior attore. Questo premio celebra la sua interpretazione di Chris, un agente invecchiato i cui trascorsi e metodi vengono messi in discussione nel corso della missione.

Dalla durata di 1h58, questa produzione britannico-americana e cilena è prodotta da Graham Broadbent, Pete Czernin, Martin McDonagh e Anita Overland. Searchlight Pictures ne cura la distribuzione.

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Informazioni pratiche

Date e orari di apertura
Dal 4 novembre 2026

× Orari di apertura approssimativi: per confermare gli orari di apertura, si prega di contattare la struttura.
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