In un momento in cui Parigi si concentra sulla moda responsabile e sul sostegno all'economia sociale, il BHV Marais, un emblematico edificio storico del centro città, ha scelto di ospitare Shein, simbolo globale dellamoda ultraveloce. Una decisione scioccante che ha suscitato una protesta pubblica senza precedenti.
Arielle Levy, fondatrice del collettivo Une Autre Mode Est Possible, ha lanciato una petizione contro il progetto. Pubblicata online subito dopo l'annuncio, ha già raccolto quasi 80.000 firme. A suo avviso, l'installazione di Shein di fronte all'Hôtel de Ville è "un affronto agli impegni climatici e sociali di Parigi".
Le critiche sono schiaccianti. Sul fronte ambientale, Shein offre ogni giorno 10.000 nuovi prodotti, la maggior parte dei quali realizzati con fibre sintetiche, contribuendo a un massiccio inquinamento tessile. Sul piano sociale, il marchio viene regolarmente criticato per l'opacità della sua catena di produzione e per le condizioni di lavoro denunciate. Dal punto di vista economico, rappresenta una concorrenza sleale per gli stilisti e i rivenditori responsabili. Dal punto di vista normativo, la sua installazione contraddice le recenti leggi francesi ed europee, tra cui la legge anti-fast fashion, l'eco-design e il dovere di diligenza.
La reazione non si è fatta attendere. Diversi marchi hanno annunciato la loro uscita dal BHV e la Caisse des Dépôts, uno dei principali finanziatori dell'acquisizione del negozio da parte della Société des Grands Magasins (SGM), ha espresso la sua opposizione. La Banque des territoires ha addirittura messo fine alle trattative per l'acquisto dei locali di BHV, adducendo una "violazione della fiducia" legata all'arrivo di Shein.
Per Arielle Levy e gli altri firmatari, il messaggio è chiaro: "Parigi merita di meglio di Shein". La petizione potrebbe essere la leva decisiva per proteggere il futuro della moda parigina... e del pianeta!
Sito ufficiale
www.change.org















