Parigi ha molti musei e gallerie d'arte, oltre a centri culturali: questi luoghi speciali ci portano alla scoperta di un paese e di una cultura stranieri. Italia, Corea del Sud, Canada, Giappone, Svezia, Bulgaria, Irlanda, Messico... Si potrebbe quasi fare il giro del mondo, senza lasciare Parigi!
Centre Wallonie Bruxelles: programma, mostre... tutto quello che c'è da sapere sul centro culturale di Parigi
Attenzione, amanti dell'arte contemporanea! Il Centre Wallonie-Bruxelles, situato nel 4ᵉ arrondissement di Parigi, di fronte al Centre Pompidou, vi aspetta per fare il pieno di conoscenze. Questa istituzione culturale, inaugurata nel 1979, mette in luce la scena artistica della Federazione Vallonia-Bruxelles attraverso un programma variegato: arti visive, spettacoli dal vivo, cinema e letteratura. Volete programmare una visita? Vi raccontiamo tutto! [Per saperne di più]
Avete voglia di cambiare aria? Buone notizie: anche il Centro Wallonie-Bruxelles apre le sue porte. Meglio ancora: ci aspetta sabato 23 maggio 2026 per la nuova edizione della Notte dei Musei. Per una serata, approfittate di animazioni gratuite e originali, che ci immergono nella cultura belga.
Ogni anno, la Notte dei Musei trasforma Parigi e la sua regione: questo appuntamento festoso e aperto a tutti mette in luce siti culturali e artistici, per una serata magica, fuori dal tempo. In questa occasione, i musei danno il massimo per attirare i curiosi e far riscoprire i loro tesori: visite guidate, giochi, concerti, spettacoli... Può accadere di tutto! Scoprite quindi cosa vi aspetta il 23 maggio 2026 al centro Wallonie-Bruxelles, per questo evento tanto atteso.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si erge a vessillo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-edite - un festival dell’imprevedibile, della decodifica, portato da artisti cacciatori di realtà sepolte e di sonorità inaspettate.
Si sviluppa negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che aggrega ricerche-creazioni che sondano le sonorità dall’installazione visiva alle creazioni radiophoniques, ma anche il tempo di manifestazioni chiamate 'Giornate di Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolungare le sfide del festival creando momenti di condensazione: istanti in cui le opere smettono di essere entità stabilizzate per attivarsi e diventare situazioni in divenire, protocolli di esperienza, ecologie collettive.
Sfavillano, prendono posto, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
Qui il pubblico è invitato a scoprire gli spazi di esposizione seguendo le attivazioni delle opere e i protocolli performativi che animeranno l’intera giornata.
A proposito di ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro :
Una proiezione esterna, extraterritoriale e siderale per questo schizo-festival che riprende la sua morphologia in extenso, costituita da una anarkhè-esposizione, un week-end di climax di performance, serate in orbita e flussi nel cyberspazio.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) si fa vessillo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-edito e generano ordinamenti erratici - un festival dell’imprevedibile, della decodifica, dello sgretolamento, dell’indeterminazione a sapore altamente poetico portato da artisti cacciatori di realtà sepolte e di sonorità insospettate.
Dal vascello: tonneranno, risoneranno, vibreranno, emergeranno suoni emancipati da musicalità - la lingua degli artefatti, delle macchine, dei medium, gli attrici semiotici di sonorità banali, rumori, vibrazioni, presenze elettro-magnetiche, elementi relegati nelle zone subordinate, occuperanno gli spazi.
Immanenze sonore furtive formeranno una cupola ardente proposta all’esperienza, alla sensazione e alla percezione.
Invitando a esplorare il substrato sonoro nel suo aspetto più disinvolto e falsificazionista: dall’installazione visiva alle creazioni radiophoniques, passando per sessioni d’ascolto, concerti e performance, ((((INTERFERENCE_S)))) misurerà la potente capacità del suono di trasformare la realtà. Il festival contribuisce a dispiegare il virtuale nel presente e ad ampliare le possibilità.
All’interno dello spazio espositivo: convivono intonarumori[3] - che per alcune esistenze si autoppetiscono o sono fulgurati da gesti artistici, pezzi che come auguri fanno risuonare presenze da altrove e di un tempo non lineare. Regna una certa mysticità che coesiste con un’estetica del dissennare, ferale, che esalta l’improbabile assemblaggio[4] - la dissimilità irruente. Le anatomie e le viscere delle macchine saranno squarciate per rivelarne le meccaniche. Molte opere mediano una hermeneutica del «fare» e tutte un’estetica dell’indeterminato.
L’esperienza sonora è di ordine chaosismico e induce a restituire al reale l’intrinseca impossibilità di definizione, l’incommensurabilità – è un’esperienza dell’oscuro che illumina, dell’erranza che ci offre di aggrapparci a questa deriva che non ci smarrisce.
Questa edizione si distingue anche per un dono – un dono di archivi del filosofo, teorico, attivista, artista Tetsuo Kogawa - figura incandescente della radio-arte – autore faceto di concetti agentivi come il narrow-casting, plasticiano del fenomeno di trasmissione che ha ispirato un progetto di radio pirata che portiamo e che verrà svelato più avanti… quando tutto sarà stato seminato.
È ancora frutto di alleanze con ((le son 7)) - galleria d’arte sonora
che da 25 anni presenta pezzi unici di arte sonora, con il Festival Soft signal che sin dal 2017 esplora le interfacce tra l’umano e la macchina, la realtà e la fiction, il suono e il silenzio. Presenta due pezzi sonori originati da residenza creativa all’interno di Q-O2*laboratorio sonoro ancorato a Bruxelles.
nell’ambito di questa edizione si inaugura anche una prima residenza sonora che permetterà di attingere ai fondi sonori del Musée du Quai Branly tra gli altri archivi.
Conspirare significa respirare insieme… conspiramo e virtualizziamo.
Stéphanie Pécourt
Fondatrice e curatrice del festival
Con gli artisti :
Accou Laposte & Marjolein Guldentops - Alan Affichard - Alexis Bourdon - Alexis Puget - Andrès Navarro Garcia - Basile Richon - Bear Bones, Lay Low - Bertrand Larrieu - Claire Williams - Cyril Leclerc - Davide Tidoni - Felix Luque Sanchez - François K - Graciela Muñoz Farida - Hugo Livet - Hugo Vessiller-Fonfreide - Jérôme Grivel - Jorge Haro - Julien Poidevin - Kinda Hassan - Lesley Flanigan - Lina Filipovich - Luc Avargues - Lucian Moriyama - Maryia Kamarova - Marc Melià - Mirja Busch - MNPL - Octave Courtin - Pedro Olivera - Roxane Métayer - Simon Mahungu - SMOG - Sonia Saroya - Tetsuo Kogawa
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival di substrati sonori _ si pone da marchingegno di ricerche che si auto-diffondono, si auto-edited - un festival dell’imprevedibile, del decodare, portato da artisti-cercatori di realtà sepolte e di sonorità insospettate.
Si dispiega negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che riunisce ricerche-creazioni esplorando le sonorità dell’installazione visiva fino alle creazioni radiophoniche, ma anche il tempo di manifestazioni identificate come 'Giornate di Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolungare le sfide del festival attraverso momenti di condensazione: istanti in cui le opere cessano di essere entità stabilizzate per attivarsi e diventare situazioni in divenire, protocolli di esperimento, ecologie collettive.
S’installano, prendono spazio, traboccano.
Laboratori, attivazioni delle opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Sonia Saroya — "Drum Machine" - Atelier partecipativo in due tempi (Notte dei musei e Notte in bianco) a partire dalla sua installazione sonora visibile nell’esposizione.
Nella continuità delle logiche descritte da Charles Stépanoff — dove alcune pratiche rituali si basano su una circolazione aperta delle competenze e sulla possibilità per chiunque di accedere allo strumento — queste due sessioni prolungano l’opera in uno spazio di co-elaborazione. Dove il tamburo diventava circuito e l’oggetto cerimoniale macchina autonoma, l’azione ritorna qui in forma condivisa: maneggiare, collegare, trasformare, per sperimentare concretamente come dispositivi tecnici producano suono, modellino l’ascolto e orientino le nostre imaginative.
Questi momenti non mirano a produrre forme chiuse ma all’attivazione di un processo comune. Scoprendo i principi che sorreggono il dispositivo — capace di generare segnali, ritmi, presenze acustiche — e dando corpo alle proprie variazioni, i partecipanti prendono parte a una circolazione dei gesti e delle conoscenze, in una dinamica in cui la comprensione nasce dall’esperienza. Il circuito smette così di essere una semplice architettura funzionale per diventare una sorgente sonora, un medium di attenzione, un supporto di proiezione e di riflessione critica.
Pensata come base evolutiva, l’installazione si trasforma nel corso delle contributi. Gli elementi provenienti dalle sessioni entrano progressivamente nello spazio espositivo e ne riconfigurano la fisionomia, modificando le sue texture uditive quanto le sue forme visive. L’opera si dispiega così come una struttura aperta, cumulativa, attraversata da apporti successivi — un organismo artistico in divenire, in cui ogni intervento influisce sul paesaggio sonoro e protrae la vibrazione dell’insieme.
Questi due appuntamenti sanciscono la fabbricazione come atto di condivisione e riappropriazione: un modo per rendere accessibili gli strumenti, redistribuire le competenze e trasformare la tecnica in un campo di sperimentazione sensibile, dove l’ascolto diventa un modo di attenzione al mondo e dove le immaginazioni si compongono collettivamente.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival di substrato sonoro _ si pone come vessillo di ricerche che si auto-diffrangono, si auto-edizionano - un festival dell’imprevedibile, del decodificare, portato da artisti cacciatori di realtà sepolte e di sonorità insospettate.
Si sviluppa negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che riunisce ricerche-creazioni capaci di sondare le sonorità dall’installazione visiva alle creazioni radiophonic, ma anche il tempo di manifestazioni denominate 'Giornate di Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolungare le sfide del festival creando momenti di condensazione: istanti in cui le opere cessano d’essere entità stabilizzate per attivarsi e trasformarsi in situazioni in divenire, protocolli di esperienza, ecologie collettive.
Sono in scena, si prendono spazio, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, iniziative collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Jérôme Grivel — VVV (Variations Vociférantes Virales) - Performance partecipativa
Con VVV (Variations Vociférantes Virales), Jérôme Grivel propone un progetto a più livelli intrecciati, strutturato attorno alle voci di un gruppo eterogeneo. Durante un laboratorio partecipativo, dopo un’introduzione alle pratiche vocali estese, i partecipanti sono invitati a interpretare, singolarmente o in gruppo, indicazioni tratte da una partitura aperta, per far emergere vocalmente gli stati emotivi e psicologici che li attraversano (gioia, paura, tristezza, frustrazione, rabbia, ecc.).
Partendo dalle registrazioni realizzate durante il laboratorio, l’artista mette in scena una performance accompagnata da pezzi sonori diffusi tramite sculture-altoparlanti portatili manovrati da performer che attraversano lo spazio espositivo dall’interno verso la strada e gli spazi adiacenti. Si producono così manifestazioni vocali che possono essere percepite come proteste, ragli, suppliche o clamori. L’artista veste anche i panni di solista, interpretando una partitura vocale costruita in dialogo con i pezzi sonori tratti dalle registrazioni.
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VVV (Variations Vociférantes Virales) si sviluppa come dispositivo performativo partecipativo e transdisciplinare. Il progetto prende avvio da un laboratorio vocale preliminare che riunisce un gruppo di partecipanti dalle provenienze eterogenee, invitati a esplorare pratiche vocali estese a partire da una partitura aperta. Questo passaggio permette di generare una materia sonora collettiva basata sull’espressione di stati emotivi e psicologici, senza gerarchie né codifiche rigide del linguaggio.
Le registrazioni ricavate da questo laboratorio costituiscono poi la base di una composizione sonora diffusa all’interno di una performance pubblica. Quest’ultima impiega sculture-altoparlanti portatili, concepite come dispositivi di diffusione sonora autonomi, manovrati e portati da performer in cammino. Il percorso attraversa gli spazi interni del luogo espositivo per allungarsi verso lo spazio pubblico, creando una porosità tra dentro e fuori, privato e collettivo.
Parallelamente, l’artista adotta una postura di solista, interpretando in diretta una partitura vocale in interazione con i materiali sonori preregistrati, in un gioco di relazioni tra armonia, contrappunto e dissonanza. L’insieme forma una composizione vivente dove le voci registrate e quelle in diretta si sovrappongono e si rispondono.
Attraverso questo dispositivo, Jérôme Grivel mette in discussione la capacità della voce di diventare uno strumento di emancipazione quando si libera dai vincoli normativi del linguaggio e si dispiega nello spazio pubblico in forme esasperate (urlo, respiro, rantolo, fischio, eruttazione). Il progetto propone così una ripensata delle manifestazioni vocali come vettori di senso ed espressione, aprendo a un’esperienza collettiva del sensibile.
Lontano da una lettura negativa o riduttiva di queste espressioni, VVV esplora il loro potenziale di indirizzo e di circolazione tra gli individui, favorendo l’emergere di un’empatia dinamica. Le voci diventano elementi relazionali capaci di trasformare lo spazio in un luogo di ascolto condiviso e di interazione sensibile, dove gli affetti si propagano e si modulano al contatto con gli altri.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si propone quale vessillo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-edito - un festival dell’imprevedibile, del decodificare, portato da artisti cacciatori di realtà sepolte e di sonorità insospettate.
Si dispiega negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che riunisce ricerche-creazioni che sondano le sonorità dell’installazione visiva e delle creazioni radiophoniques, ma anche il tempo di manifestazioni chiamate 'Giornate di Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolungare le sfide del festival creando momenti di condensazione: attimi in cui le opere cessano di essere entità stabilizzate per attivarsi e trasformarsi in situazioni in divenire, protocolli di esperienza, ecologie collettive.
Si instaurano, si occupano, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performances, live, concerti.
### Qui, Maryia Kamarova — Atelier Sound Artifacts as Material - Lingua: inglese
Questo laboratorio guarda all’amplificazione non solo come procedimento tecnico, ma come strategia di attenzione e decentramento percettivo, un modo di entrare in frizione con l’ecologia acustica e la materialità degli apparati sonori. Amplificare, significa rivelare quanto obliterare: far emergere certe presenze, relegarne altre in zone di indeterminazione. L’amplificazione agisce così come una mediazione instabile, talvolta dissidente, di ciò che ascoltiamo — un’operazione di spostamento delle soglie d’ascolto.
Come amplificare anche tramite l’attenzione stessa, spostando le nostre scale sensibili, modulando i nostri regimi di ascolto?
I partecipanti saranno introdotti a tecniche di lavoro che utilizzano dispositivi accessibili e low-tech: microfoni elettreti autocostruiti, registratori portatili, sistemi di diffusione hi-fi — una piccola liuteria tecnologica pronta da attivare, deviare, mettere in tensione. Una sessione sperimentale, basata sulla manipolazione diretta degli strumenti, sarà dedicata a quelli che comunemente si definiscono artefatti sonori — distorsioni, soffio, fruscii, turbulenze, suoni di contatto e altre manifestazioni tipicamente attribuite allo status di interferenza nelle pratiche di field recording.
Questi fenomeni saranno affrontati non come residui da correggere, ma come materia vibratile, suscettibile di essere attivata in gesti d’ascolto, di registrazione e di enunciazione performativa. Tra caso e controllo, deriva e intenzione, le imperfezioni tecnologiche saranno accolte come forze operative, agenti di composizione. Si tratterà di lasciare che le macchine parlino nei loro inciampi, nei loro tremori, nei loro eccessi — di comporre con l’imprevedibile e di aprire risposte immediate, situate, sensibili al contesto.
La sessione si chiuderà con un intervento performativo collettivo all’interno dello spazio espositivo — una messa in circolazione dei flussi sonori, un’attivazione delle presenze acustiche, un tentativo di far affiorare il substrato sonoro nel suo aspetto più instabile, più indisciplinato.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si erge a vessillo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-edizionano - un festival dell'imprevedibile, della decodifica, portato da artisti cacciatori di realtà sotterrate e di sonorità insospettate.
Si dispiega negli spazi del Centro attraverso un'anarkhè-esposizione che accoglie ricerche-creazioni che sondano le sonorità dell’installazione visiva alle creazioni radiophonie, ma anche il tempo delle manifestazioni denominate 'Giornate di Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolungare le sfide del festival creando momenti di condensazione: istanti in cui le opere cessano di essere entità stabilizzate per attivarsi e diventare situazioni in divenire, protocolli d’esperienza, ecologie collettive.
Si formano, prendono posto, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Cyril Leclerc — B A G N O L E - Concerto immersivo
«Bagnole» propone a alcuni spettatori, seduti all’interno di un’auto ferma, un concerto dal vivo della durata massima di 20 minuti attorno ai concetti di automobile, di viaggio e di collettivo. Queste performance immersive, sonore e visive, invitano a esperienze di viaggio immobile.
Simbolo di libertà, di ricchezza e oggi una sfida ecologica di primaria importanza, l’auto costituisce un oggetto centrale delle nostre fantasie contemporanee. Oltre la sua funzione utilitaria, incarna un’esperienza di spostamento e di viaggio ampiamente esplorata nel cinema (Thelma e Louise, Sulla strada) come nella letteratura (Sulla strada, Crash).
Il progetto propone a alcuni spettatori, seduti all’interno di un’auto ferma, un concerto dal vivo della durata massima di 20 minuti. Questa configurazione crea una situazione di ascolto intima e immersiva, dove il veicolo diventa sia spazio scenico sia dispositivo percettivo.
Questi concerti-performance offrono esperienze sonore e visive immersive, costruendo forme di «viaggi immobili». Il dispositivo gioca sulla prossimità, sulla percezione sensoriale e sulla trasformazione di un oggetto quotidiano in spazio di sperimentazione artistica.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si erge a simbolo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-edono - un festival dell’imprevedibile, della decodificazione, portato avanti da artisti cacciatori di realtà nascoste e di sonorità insospettabili.
Si estende negli spazi del Centro attraverso un’anarkhè-esposizione che aggrega ricerche-creazioni esplorando le sonorità dell’installazione visiva accanto a quelle radiophonic: ma anche il tempo di manifestazioni chiamate 'Giornate di Intercessione'.
Queste giornate offrono di proseguire le sfide del festival, creando momenti di condensazione: istanti in cui le opere cessano di essere entità stabilizzate per attivarsi e diventare situazioni in divenire, protocolli di esperienza, ecologie collettive.
Prendono posto, si impongono, sanno di traboccare.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Simon Mahungu — "Frammenti di una memoria in movimento"
Frammenti di una memoria in movimento esplora la memoria come linguaggio in circolazione. A partire da archivi sonori e voci raccolte tra Bruxelles e Kinshasa, Simon Mahungu compone una polifonia di frammenti, silenzi e risonanze. Il progetto restituisce una poetica delle memorie in trasformazione, dove lingue, corpi e immaginari si attraversano e si riscrivono.
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Frammenti di una memoria in movimento è un progetto di installazione sonora che interroga la circolazione contemporanea delle voci e degli archivi. Accolta in residenza nel quadro del programma INTERFERENCE_S curato dal Centre Wallonie-Bruxelles, in dialogo con Archipel / Salé 2026, Simon Mahungu sviluppa una ricerca in cui la memoria è intesa come processo in trasformazione, sempre in divenire.
In collaborazione con il Museo du Quai Branly – Jacques Chirac, lavora a partire da collezioni sonore etnografiche tratte da contesti coloniali. Questi archivi vengono messi in relazione con suoni del presente: frammenti di parole, superfici sonore registrate tra Bruxelles e Kinshasa, voci di transito e suoni prodotti nel momento dell’ascolto.
Riunendo tali materiali nello stesso spazio, l’artista fa emergere dialoghi imprevedibili in cui la memoria si ricompone in tempo reale, a contatto con il pubblico. Il suo approccio non mira a restituire il passato, ma a attraversarlo, osservando cosa diventa quando circola tra corpi, territori e temporalità diverse.
Questo approccio comporta anche una riflessione critica sulle condizioni di esistenza degli archivi: chi parla, chi ascolta e in quale contesto. Il gesto artistico mira a spostare queste memorie, a liberarle da qualsiasi attribuzione geografica, storica o istituzionale, per rivelarne la dimensione viva e relazionale.
Nel cuore di questa pratica, la poesia funge da metodo. Permette di legare i frammenti, di far emergere i silenzi e le assenze, e di trasformare l’ascolto in esperienza sensibile. Ogni suono diventa una materia in relazione, contribuendo a una scrittura in movimento.
Ancorato a una teoria postcoloniale, il progetto sostiene che le memorie non hanno un’origine unica, ma si costruiscono nella circolazione e nel dialogo. Tra Bruxelles e Kinshasa, tra archivi coloniali e voci contemporanee, l’installazione compone una polyphonia mobile in cui si incrociano racconti visibili e invisibili, frammenti mancanti e presenze fantomatiche.
Frammenti di una memoria in movimento propone così un’esperienza sensoriale e riflessiva in cui gli archivi diventano materia attiva, capaci di trasformarsi nel presente e di aprire nuovi modi di abitare l’ascolto.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si impone come vessillo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-editsono - un festival dell’imprevedibilità, del decodificare, portato da artisti che esplorano realtà nascoste e suoni finora insospettabili.
Si sviluppa negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che raduna ricerche-creazioni che sondano le sonorità dell’installazione visiva insieme alle creazioni radiophoniques, ma anche il tempo della manifestazione chiamata 'Giornate d’Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolungare le ambizioni del festival creando momenti di condensazione: istanti in cui le opere cessano di essere entità stabili per attivarsi e trasformarsi in situazioni in divenire, in protocolli d’esperienza, in ecologie collettive.
Si collocano, occupano, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Maryia Kamarova — Atelier Sound Artifacts as Material : restitution
Questo laboratorio prevede l’amplificazione non solo come procedimento tecnico, ma come strategia di attenzione e decentramento percettivo, un modo di entrare in frizione con l’écologie acustica e la materialità degli apparati sonori. Amplificare significa rivelare tanto quanto oblitera: far emergere alcune presenze, relegarne altre in zone di indeterminazione. L’amplificazione agisce così come una mediazione instabile, talvolta dissidente, di ciò che udiremo — un’operazione di spostamento delle soglie dell’ascolto.
Come amplificare proprio tramite l’attenzione, spostando le nostre scale sensibili, modulando i nostri regimi d’ascolto?
I partecipanti saranno introdotti a tecniche di lavoro che utilizzano dispositivi accessibili e low-tech: microfoni elettret autocostruiti, registratori portatili, sistemi di diffusione hi-fi — una piccola liuteria tecnologica pronta a essere attivata, deviata, messa in tensione. Una sessione sperimentale, basata sulla manipolazione diretta degli strumenti, sarà dedicata a quelle che comunemente si chiamano artefatti sonori — distorsioni, soffi, ronzii, turbolenze, suoni di contatto e altre manifestazioni generalmente attribuite allo status di interferenza nelle pratiche di registrazione sul campo.
Questi fenomeni saranno affrontati non come residui da correggere, ma come materia vibratile, suscettibile di essere attivata in gesti d’ascolto, di registrazione e di enunciazione performativa. Tra caso e controllo, deriva e intenzione, le imperfezioni tecnologiche saranno accolte come forze operanti, agenti di composizione. Si tratterà di lasciare che le macchine parlino nei loro guasti, nelle loro tremolazioni, nei loro eccessi — di comporre con l’imprevedibile e di aprire risposte immediate, situate, sensibili al contesto.
La sessione si concluderà con un intervento performativo collettivo all’interno dello spazio espositivo — una messa in circolazione dei flussi sonori, un’attivazione delle presenze acustiche, un tentativo di far affiorare il substrato sonoro in ciò che ha di più instabile, di più indisciplinato.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si erge a vessillo di ricerche che si auto-differenziano, si auto-edizionano - un festival dell’imprevedibile, del decodaggio, portato da artisti cacciatori di realtà sepolte e di suoni inaspettati.
Si sviluppa negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che aggrega ricerche-creazioni capaci di sondare le sonorità dall’installazione visiva alle creazioni radiophoniquesi, ma anche nel calendario di manifestazioni chiamate 'Giornate d’Intercessione'.
Queste giornate propongono di prolongare le ambizioni del festival creando momenti di condensazione: attimi in cui le opere smettono di essere entità stabilizzate per attivarsi e trasformarsi in situazioni in divenire, protocolli di esperienza, ecologie collettive.
Si collocano, si prendono spazio, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Concerto di Navarro & Bourdon — LIVE - Carte blanche al collettivo SMOG
SMOG è una serie mensile con base a Bruxelles (Belgio) da 11 anni, con oltre 130 serate organizzate, dedicata alla creazione musicale contemporanea nel suo senso più aperto. Pensata come uno spazio di incontro, SMOG cerca di mettere in relazione pratiche, estetiche sonore e pubblici che coesistono spesso senza incrociarsi davvero. Al centro del progetto c’è una particolare attenzione alla ricerca musicale, che si inscriva nel linguaggio contemporaneo scritto, ma anche in forme derivate da altre pratiche ibride. Ciò che lega queste proposte non è un genere, ma un’esigenza artistica e una volontà di ricerca. Le serate SMOG, spesso strutturate in due o tre parti, mettono in dialogo questi universi per provocare ascolti nuovi e spostamenti di percezione. SMOG intende così creare ponti tra scene abitualmente separate, dalla musica classica contemporanea alla techno, dal punk al quartetto d’archi, nel desiderio di superare i confini estetici e i luoghi di diffusione tradizionali, offrendo serate dove diverse modalità di fare ed ascoltare la musica possano convivere nello stesso spazio.
Il festival ((((INTERFERENCE_S)))) _ festival del substrato sonoro _ si erge a vessillo di ricerche che si auto-diffondono, si auto-edizionano - un festival dell’imprevedibile, del decodaggio, portato da artisti cacciatori di realtà nascoste e di sonorità insospettate.
Si dispiega negli spazi del Centro attraverso una anarkhè-esposizione che aggrega ricerche-creazioni che sondano le sonorità dall’installazione visiva alle creazioni radiophoniques, ma anche il tempo delle manifestazioni designate “Giornate di Intercessione”.
Queste giornate propongono di prolungare le sfide del festival creando momenti di condensazione: istanti in cui le opere cessano di essere entità stabilizzate per attivarsi e diventare situazioni in divenire, protocolli d’esperienza, ecologie collective.
Esse prendono posto, occupano, traboccano.
Laboratori, attivazioni di opere, opere collaborative, proposte commestibili, performance, live, concerti.
### Qui, Concerto di Bear Bones, Lay Low — LIVE - Carta bianca al collettivo SMOG
SMOG è una serie mensile con base a Bruxelles (Belgio) da 11 anni, con oltre 130 serate organizzate, dedicata alla creazione musicale contemporanea nel suo senso più aperto. Pensata come uno spazio di incontro, SMOG cerca di creare connessioni tra pratiche, estetiche sonore e pubblico che coesistono spesso senza realmente incontrarsi. Al centro del progetto c’è una particolare attenzione alla ricerca musicale, che si iscrive nel linguaggio contemporaneo scritto, ma anche in forme derivate da altre pratiche ibride. Ciò che lega queste proposte non è un genere, ma un’esigente artistica e una volontà di ricerca. Le serate SMOG, spesso strutturate in due o tre parti, mettono in dialogo questi universi per provocare ascolti nuovi e spostamenti di percezione. SMOG cerca così di creare ponti tra scene usualmente separate, andando dalla musica classica contemporanea alla techno, dal punk al quartetto d’archi, nel desiderio di superare i confini estetici e i luoghi di diffusione tradizionali, proponendo serate in cui diverse modalità di fare e di ascoltare la musica possano coesistere nello stesso spazio.
Continuate la vostra serata culturale nel 4° arrondissement, con gli altri locali partecipanti.
Notte dei Musei 2026 a Parigi: il programma imperdibile per arrondissement
La Notte dei Musei conquista Parigi, questo sabato 23 maggio 2026. Un’ottima opportunità per scoprire musei spesso costosi, a volte nascosti o poco frequentati, che offrono esperienze uniche. A Parigi sono coinvolti oltre 80 musei in questa iniziativa. Scoprite il programma diviso per arrondissement. [Per saperne di più]
Date e orari di apertura
Il 23 maggio 2026
Posizione
Vallonia Bruxelles Centro
127 Rue Saint-Martin
75004 Paris 4
Informazioni sull'accessibilità
Accesso
Linea metropolitana 11 Stazione "Rambuteau
Tariffe
Gratuito
Età consigliata
Per tutti
Sito ufficiale
www.cwb.fr