Lo chiamavano Robin Hood in VOD: la nostra recensione sul film con Hugh Jackman

Da Julie de Sortiraparis · Aggiornato il 24 settembre 2026 alle 14:29
Lo chiamavano Robin Hood, con Hugh Jackman e Jodie Comer, arriva in VOD il 22 ottobre 2026. Trovate tutte le informazioni e la nostra recensione sul film.

Lo chiamavano Robin Hood, una rilettura crepuscolare del celebre fuorilegge diretta da Michael Sarnoski, arriva in VOD il 22 ottobre 2026. Portato sul grande schermo da Hugh Jackman e Jodie Comer, il film è uscito al cinema il 1° luglio 2026.

Lontano dal tradizionale racconto d'avventure, il lungometraggio presenta un Robin Hood invecchiato, segnato da una vita di crimini e violenze. Lasciato per morto, viene soccorso da una donna misteriosa che potrebbe offrirgli una nuova opportunità di redenzione.

Intorno a Hugh Jackman e Jodie Comer, il cast comprende Bill Skarsgård, Murray Bartlett e Noah Jupe. Michael Sarnoski, regista di Pig e A Quiet Place: Day One, qui decide di decostruire la leggenda per concentrarsi sulla colpa e sull’esaurimento di un uomo giunto al termine del suo percorso.

Il trailer di Lo chiamavano Robin dei boschi

La nostra opinione sul film Lo chiamavano Robin Hood

Il primo impatto di Lo chiamavano Robin Hood è la sua violenza. Frontale, secca, quasi eccessiva, annuncia fin dall'inizio che Michael Sarnoski non cerca di ritrovare il fascino popolare dell'eroe di Sherwood, ma di sondarne le rovine.

Diretto e scritto da Michael Sarnoski, Lo chiamavano Robin Hood, titolo italiano di The Death of Robin Hood, esce in Francia il 1° luglio 2026. Hugh Jackman interpreta un Robin Hood invecchiato, logorato da una vita di crimini e violenza, dato per morto prima di essere accolto da una donna misteriosa, interpretata da Jodie Comer. Intorno a loro, il cast comprende anche Bill Skarsgård, Murray Bartlett e Noah Jupe.

Il film avanza un’idea chiara: sfatare il mito del giustiziere generoso per tornare a un uomo tormentato da ciò che ha fatto. Questo Robin non è più una leggenda luminosa, ma un corpo stanco, un vecchio brigante la cui possibile redenzione passa dal silenzio, dal dolore e dall’oblio. Sulla carta, questo approccio crepuscolare ha del fascino, soprattutto in un’epoca in cui le figure eroiche sono spesso ripensate attraverso le loro zone d’ombra.

Da parte nostra, restiamo però divisi su ciò che questa rilettura apporta davvero al personaggio. La volontà di mostrare un Robin sanguinario piuttosto che un eroe funziona come controcampo, ma la narrazione fatica a superare questa intenzione. Il personaggio rimane difficile da avvicinare, poco incline, e l’attaccamento che la sacerdessa sembra sviluppare nei suoi confronti manca di evidenza drammatica. Questa distanza limita l’emozione, anche quando il film cerca di fare della lentezza uno spazio di rimpianto e riparazione.

È soprattutto formalmente che Lo chiamavano Robin Hood colpisce. Le inquadrature sono molto curate, il dettaglio si legge nei volti, nelle sostanze, nei corpi feriti e negli sfondi naturali. Il lavoro sonoro, sostenuto da una musica gutturale, installa un Medioevo brutale, organico, quasi sacro. Perfino la violenza ultraprovocante dell’inizio possiede una forza plastica, tanto è pensata nel quadro, nel suono e nel movimento.

Ma questa bellezza non basta sempre a nutrire il contenuto. Dopo l’apertura brutale, il film diventa lento, introspettivo, funerario. Questa lentezza non è di per sé un difetto: accompagna il progetto di un eroe al tramonto. Tuttavia rischia di allontanare gli spettatori che si aspettano uno sviluppo drammatico più denso o una vera reinvenzione del mito. Si segue il film fino alla fine senza vero fastidio, ma resta soprattutto una forte sensazione estetica, più che un’emozione o una riflessione duratura.

Il film si rivolge piuttosto agli spettatori attratti da riletture oscure di figure mitiche, ai racconti di colpa, ai western crepuscolari e ai drammi di redenzione. gli amanti di una regia curata, di atmosfere mineral e di proposte medievali grezze potranno trovare una esperienza singolare.

Conviene meno a chi cerca un film d’avventura familiare, eroico o ritmato, così come a chi vuole un Robin Hood accattivante, romanzato o generoso in azione classica. I più sensibili alla violenza frontale dell’inizio o alle narrazioni molto contemplative potrebbero restare a distanza.

Lo chiamavano Robin Hood rimane quindi una proposta coerente nel rifiuto del mito luminoso, ma ineguale nella capacità di trasformare questa idea in emozione. Un film visivamente superbe, immersive per il suono e la tessitura, ma la sua oscurità lascia meno tracce di quelle visive.

Della durata di 2 ore e 2 minuti e vietato ai minori di 12 anni con avvertenza al momento dell’uscita nelle sale, Lo chiamavano Robin Hood si rivolge soprattutto agli amanti dei racconti di redenzione e delle riletture più cupe, piuttosto che al pubblico in cerca di un film d’avventura per tutta la famiglia.

Per scoprire le altre novità del mese, consulta la nostra guida alle uscite VOD di ottobre, la nostra selezione Cosa guardare oggi in streaming? e i film d’azione e blockbuster da non perdere.

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Informazioni pratiche

Date e orari di apertura
Dal 22 ottobre 2026

× Orari di apertura approssimativi: per confermare gli orari di apertura, si prega di contattare la struttura.
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