L'acronimo DCP, che sta per Digital Cinema Package, indica un insieme di file destinato alla proiezione digitale nelle sale. Raccoglie gli elementi del film e le informazioni necessarie per la loro lettura. La guida tecnica della cabina di proiezione del cinema digitale pubblicata dal CST descrive questa copia come una successione di file, che può essere registrata su un hard disk o fornita in forma dematerializzata.
Le immagini, il suono e gli eventuali sottotitoli sono organizzati tramite una lista di composizione, chiamata CPL. Essa indica quali elementi utilizzare e come sincronizzarli. La specifica Digital Cinema Initiatives prevede una lista distinta per ciascuna versione o traccia sonora linguistica di un'opera. Una stessa fornitura può così riunire diverse composizioni: la scelta della versione giusta fa parte della preparazione della proiezione.
Una volta ricevuta la copia, il suo contenuto viene trasferito nel sistema di archiviazione del cinema. I professionisti parlano di ingest per questa operazione di caricamento. Il disco rigido o la trasmissione digitale servono a veicolare i dati; il film viene poi letto dall’apparecchiatura di proiezione a partire dai contenuti caricati.
Per un contenuto cifrato, avere i file non basta. Serve anche una KDM, cioè un Key Delivery Message: un file che contiene le informazioni necessarie per decifrare il contenuto. Questa chiave è legata ai dispositivi autorizzati e a un periodo di validità. Una copia può quindi trovarsi al cinema senza essere ancora leggibile sull’apparecchiatura prevista, oppure solo al momento stabilito.
La cifratura non è però una caratteristica obbligatoria di ogni DCP. La CST propone a sua volta delle mire di controllo sotto forma di DCP non cifrati. È opportuno distinguere tra il condizionamento delle immagini e del sonoro, assicurato dal DCP, e la eventuale protezione della loro lettura.
La preparazione prosegue con la playlist della sessione. Quest’ultima può includere diverse composizioni, ad esempio trailer seguiti dal lungometraggio. Essa organizza il programma effettivamente eseguito, mentre la CPL descrive la composizione del film stesso. Dietro l’avvio della proiezione si celano così diverse operazioni distinte: caricare gli elementi, selezionare la versione, verificare la chiave quando serve e predisporre la loro sequenza.
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