La Grotta di Pont Neuf esce finalmente dall’ombra. Firmata JR, questa installazione monumentale trasforma il ponte più antico di Parigi in una grotta urbana, un passaggio buio e minerale dove si mescolano materia stampata, suoni discreti, odori furtivi e alcune esperienze in realtà aumentata. Dopo diversi giorni di riparazione, l’opera apre finalmente al pubblico lunedì 15 giugno e si scopre gratuitamente, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, fino al 28 giugno 2026.
bisogna dire che questa Caverna ha già vissuto la sua odissea prima ancora di accogliere i visitatori. Temperature record, picchi di calore, escursioni di tre gradi, pioggia, raffiche di vento e persino grandine: il montaggio è stato messo a dura prova. La tenda esterna si è lacerata, l’involucro gonfiabile è stato danneggiato e le squadre hanno dovuto riparare l’allestimento in pubblico, sotto gli occhi dei passanti. "Non è controllato come in un museo o in una galleria, qui siamo nella vita reale, a contatto con gli elementi", riassume JR durante l’inaugurazione.
Questa cicatrice è ormai parte dell’opera. Collocata nel cuore di Parigi, esposta al vento, alla pioggia, agli sguardi e alle reazioni, la Caverne du Pont Neuf richiama inevitabilmente l’avventura di Christo e Jeanne-Claude, di cui The Pont Neuf Wrapped aveva avvolto il ponte per 14 giorni nel 1985, dopo un lungo iter di autorizzazioni. Da loro, la prova era amministrativa; da JR è stata climatica.
Qui non c'è nessuna confezione di tessuto, ma una apertura rocciosa, un trompe-l’œil a grandezza naturale che richiama le cave da cui sono state estratte le pietre del ponte. JR scava simbolicamente sotto la superficie familiare per svelare l'origine minerale della capitale. Il Ponte Nuovo non collega più soltanto due rive: diventa passaggio, cunicolo, scenario di finzione e una crepa nella quotidianità.
Finanziata senza fondi pubblici grazie al sostegno di L’Amicale des Ponts de Paris, alla vendita di opere di JR e a partner privati, l’installazione prosegue quella libertà di creazione cara a Christo e Jeanne-Claude.
La Caverne du Pont Neuf si scopre a piedi, dai marciapiedi, dai ponti vicini, dalla Senna o dai battelli fluviali. La sua silhouette imponente si può ammirare anche da lontano, soprattutto dalle rive, e si distingue dall’alto di Parigi. Un percorso urbano permette di moltiplicarne i punti di vista.
L’esperienza interna è concepita come un attraversamento fisico e sensoriale: avanzare nella materia, giocare tra pieno e vuoto, perdere riferimenti per guardare la città con occhi diversi. Fedele al proprio vocabolario artistico fatto di crepe, trompe-l’œil e prospettive impossibili, JR trasforma il passaggio sul ponte in una narrazione sotterranea.
La dimensione immersiva non si limita al solo allestimento scenografico. La realtà aumentata sviluppata con l’AR Studio Paris di Snap dovrebbe prolungare la grotta oltre il visibile, offrendo esperienze interattive accessibili su mobile e tramite gli occhiali Spectacles. Ispirato in particolare dalle ricerche cronofotografiche di Étienne-Jules Marey, questo sistema aggiunge uno strato digitale allo strato geologico.
Per avvolgere lo spazio, JR ha affidato la creazione sonora a Thomas Bangalter, metà iconica dei Daft Punk. L’artista immagina una texture elettro-acustica, una "tessitura sonora" che accompagna la struttura. Né concerto, né musica d’ambiente, piuttosto una vibrazione minerale continua, un ruggito discreto, una risonanza di grotta che dialoga con la tela e i volumi. L’idea non è proporre una colonna sonora visibile, ma rivelare i rumori e le risonanze di una grotta immaginaria, in un lavoro quasi da sound designer.
Questa collaborazione prosegue i progetti comuni di JR e Thomas Bangalter, già visti in particolare intorno all’Opéra Garnier e alla Galleria Perrotin. Qui, il suono deve contribuire all’illusione: non limitarsi a fare bella figura, ma dare spessore a questa fessura di tela e d’aria.
L'installazione non si limiterà a stupire occhi e orecchie, ma accompagnerà i visitatori fin nel profondo del naso. L’esperienza olfattiva è stata progettata da Sarah Bouasse, esperta di odori e profumi, insieme alla casa profumiera Odore Scola.
E no, non si tratta di aspettarsi un profumo sobrio, liscio e muschiato. Il progetto, al contrario assume un odore di caverna, di suolo, di roccia, di terra bagnata. Sarah Bouasse ha lavorato intorno a due molecole, la geosmina e l’isobornolo, legate a quell’odore che tutti riconosciamo senza nominarlo: il petrichor, la fragranza della terra dopo la pioggia. Due accordi devono essere diffusi nello spazio, con sfumature a seconda delle zone di attraversamento. Aggiungendo questo odore vegetale, minerale, familiare e al tempo stesso strano, JR porta l’installazione a un altro livello. Una caverna, dunque, che si vede, si ascolta e si respira.
La nostra opinione :
La Caverne du Pont Neuf è oggetto di desiderio, repulsione e riflessione. Impressiona per l’enorme scala, per la collocazione e per l’apparizione quasi irreale nel paesaggio parigino. Vista dall’esterno, lato place du Pont Neuf, l’ingresso ha quasi l’aspetto di un tendone: come se Parigi ospitasse una attrazione minerale temporanea in pieno centro.
All’interno, l’esperienza risulta più ruvida che realmente immersiva nel senso spettacolare del termine. Le intenzioni legate al suono, agli odori e alla realtà aumentata sono interessanti e coerenti, ma restano accessorie per molti visitatori, che attraversano l’installazione per vederla, fotografarla e farsi un selfie. L’ambiente sonoro pensato per accompagnare il percorso si fonde con l’ambiente circostante al punto da essere scambiato da alcuni per il respiro del sistema pneumatico. L’odore risulta altrettanto discreto e diventa realmente percepibile solo vicino alle griglie di diffusione poste ai piedi delle pareti. Quanto alle animazioni in realtà aumentata, accessibili con il proprio telefonino tramite tre codici QR disseminati lungo il percorso, esse rappresentano un complemento gratuito ma abbastanza aneddotico della visita. Per provarle, è consigliabile scaricare l’app Snapchat prima di arrivare, per non perdere tempo una volta sul posto.
Cosa riguarda la visita, il attraversamento avviene solo in direzione unica, da sponda sinistra a sponda destra: si entra al livello della statua di Enrico IV, dall’Île de la Cité, e si esce di fronte alla Samaritaine. La fila può sembrare lunga, ma il flusso procede abbastanza rapidamente. Attenzione però: valigie, biciclette e passeggini ingombranti non sono ammessi all’interno. Da segnalare anche che, sotto la struttura, la temperatura può diventare elevata, soprattutto nelle ore di pieno giorno e ancora di più in periodo di ondate di calore. Un consiglio: preferire abbigliamento leggero, portare una bottiglia d’acqua e, se possibile, venire preferibilmente di mattina o in serata. Mediatore francofono e anglofono sono presenti lungo tutto il percorso per rispondere alle domande, fino alle 2 di notte nei giorni feriali e alle 4 di notte nei weekend.
È forse qui che l’opera diventa interessante: provoca divisioni, incertezza, irritazione, ma anche attrazione. Alcuni la vedranno come un’installazione forte, quasi primitiva, esplosa in città. Altri resteranno a distanza, davanti a uno sfondo più grafico che realmente sensoriale. Ma la Caverna ha almeno il merito di suscitare una reazione. Andate per l’attraversata, per il contrasto con Parigi, per il gesto monumentale e per capire cosa produce l’installazione una volta dentro. Tuttavia, non aspettatevi una grotta ultra-dettagliata in stile scenografia immersiva. La Caverne du Pont Neuf è meno un’attrazione che un’esperienza urbana: si guarda, si attraversa, si discute e, presto, scomparirà.
Dietro l’illusione rocciosa, La Caverne cela un’ingegneria tanto leggera quanto monumentale: 120 metri di lunghezza, 20 metri di larghezza, fino a 18 metri di altezza, 18.900 m² di telone stampato e una struttura gonfiabile composta da 80 archi tessili. Il tutto per appena 5 tonnellate, senza fondazioni invasive né contatto con il monumento. All’interno, prima mondiale a questa scala: una tela cucita è trattenuta da aspirazione e galleggia letteralmente nello spazio, mentre le facciate est e ovest del ponte sono rivestite con teloni stampati per creare l’illusione senza toccare la pietra.
Più di un anno di preparazione, test su scala reale in un hangar storico di Orly e un lavoro condotto insieme alla Fondazione Christo e Jeanne-Claude hanno permesso di calibrare la struttura, la luce e il suono. L’aria diventa qui il materiale principale, riducendo massa, trasporto e impatto sul patrimonio. I 18 900 m² di tela sono prodotti in Europa, stampati in Francia con inchiostri a base d’acqua certificati, poi realizzati a mano da 25 artigiani, con pochissimi scarti. Le attrezzature sono noleggiate, i contrappesi riutilizzati e l’energia proviene dalla rete elettrica. Dopo lo smontaggio previsto per il 28 giugno, si esplorano diverse piste per il futuro: conservazione, riuso artistico o riciclo tessile.
Più di un anno di preparazione, prove su grandezza reale realizzate in un hangar storico di Orly e la coordinazione con l’ente hanno permesso di tarare la struttura, l’illuminazione e il suono.
La Caverna del Pont Neuf si inserisce nel ciclo di opere di JR che esplora le crepe urbane e la riconnessione collettiva, dopo i suoi interventi a Firenze, Roma e Milano, nonché Retour à la Caverne al Palais Garnier. Trasformare un ponte in una grotta diventa allora un gesto simbolico: lasciare l’isolamento, attraversare l’ombra e ritrovare la luce insieme.
In risposta, JR presenta una nuova mostra alla Galleria Perrotin dal 5 giugno al 1º agosto 2026, svelando tra l'altro nuove opere della serie Dé-compositions.
Gli schizzi della Caverna, la mostra gratuita di JR alla galleria Perrotin - le nostre foto
Alla galleria Perrotin, JR svela la genesi di La Caverna del Pont Neuf attraverso Gli schizzi della Caverna, una mostra gratuita da scoprire dal 5 giugno al 25 luglio 2026. Disegni, collage e ricerche preparatorie prolungano l’esperienza di questa installazione monumentale pensata per il più antico ponte di Parigi. [Per saperne di più]