[visible|debut="01/05/2026 0h"]42,195 km, è la distanza della maratona, quella che i corridori della Maratona di Parigi si apprestano a percorrere per la sua 50ª edizione. Ma perché questo numero così preciso? Perché non 40 km, 42 tondi, o anche 45 per far bella figura? Ve lo spieghiamo.
All'inizio c'è una leggenda. Quella del messaggero greco Phidippidès — o Philippidès secondo le versioni — che si sarebbe fatto strada da Marathon ad Atene per annunciare la vittoria dei Greci sui Persiani. La maratona moderna, che richiama questa scena celebre, è stata ideata per i primi Giochi Olimpici moderni di Atene, nel 1896, in omaggio a quell'immaginario antico. All'epoca la distanza non era ancora fissata: si aggirava intorno ai 40 km e variava a seconda delle edizioni.
Il vero punto di svolta arriva ai Giochi di Londra del 1908. Gli organizzatori definiscono un percorso che parte dal Windsor Castle e arriva alla loggia reale dello stadio di Londra. Il risultato: la distanza della corsa è di 42 chilometri e 195 metri, ossia 26 miglia e 385 iarde. Sì, la leggenda della maratona deve molto a un tracciato pensato per mettere in collegamento un castello e una tribuna reale.
Questa distanza non era ancora una regola universale, eppure la prova di Londra rimase impressa, soprattutto per il suo arrivo così intenso che entrò nella storia olimpica: l'italiano Dorando Pietri fu il primo ad entrare nello stadio, ma era in stato di estrema stanchezza, sbagliò direzione e crollò più volte negli ultimi metri. Gli ufficiali lo aiutarono a rialzarsi e tagliò il traguardo in testa, prima di essere disqualificato proprio perché aveva ricevuto aiuto esterno. La vittoria ufficiale fu quindi attribuita all'Johnny Hayes.
Progressivamente questo formato si è imposto, fino a diventare lo standard adottato per i Giochi olimpici a partire dal 1924. Ancora oggi, World Athletics definisce la maratona a 42,195 km. Pertanto questa distanza è il frutto di una concatenazione di circostanze che è diventata tradizione.
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