Rottura consensuale: la durata della disoccupazione sarà presto ridotta?

Da My de Sortiraparis · Foto di My de Sortiraparis · Aggiornato il 27 maggio 2026 alle 11:13
I diritti all'indennità di disoccupazione dopo una rottura consensuale diminuiranno. La Camera dei deputati ha approvato la riforma il 26 maggio 2026, prima di un voto solenne il 2 giugno e l'entrata in vigore prevista per settembre 2026.

La riforma dell'indennità di disoccupazione dopo la rottura concordata compie una tappa decisiva. Questo martedì 26 maggio 2026, i deputati della Assemblée nationale hanno adottato in seconda lettura il progetto di legge che recepisce l'avenant alla convention d'assurance chômage, che mira a ridurre la durata massima delle indennità di disoccupazione erogate dopo una rupture conventionnelle individuelle. Il testo ha ottenuto 186 sì e 60 no. Resta una votazione solenne prevista per il 2 giugno 2026, passo formale che precede la promulgazione da parte del presidente della Repubblica, poi la pubblicazione sul Journal officiel. L'entrata in vigore effettiva è prevista per settembre 2026.

Perché l'Assemblea aveva inizialmente respinto questo testo ad aprile?

Il cammino verso quel voto non è stato privo di ostacoli. Dopo un rifiuto in prima lettura il 16 aprile scorso, a causa di una mobilitazione insufficiente dei deputati della maggioranza, il testo è tornato in aula il 26 maggio. Il governo questa volta aveva accuratamente organizzato la presenza delle proprie truppe, programmando il voto subito dopo la sessione delle domande al governo, momento in cui l’aula è tradizionalmente più piena. Dal lato del Senato, la maggioranza di Palazzo Madama aveva fin dall’1 aprile approvato il testo senza modifiche, rispettando la volontà delle organizzazioni firmatarie: la CFDT, la CFTC e la FO da una parte, il Medef, la CPME e l'U2P dall’altra.

Quali sono le nuove norme sull'indennizzo previste?

In pratica, per i lavoratori under 55 anni, la durata massima di indennizzo dopo una risoluzione consensuale del rapporto sarà ridotta da 18 a 15 mesi. Inoltre la riforma istituisce una fascia senior, con una durata di indennizzo fissata a 20,5 mesi per chi ha oltre 55 anni. Fino a oggi tali durate non variavano in base al motivo di cessazione del rapporto, ma solo all'età, sia che si trattasse di licenziamento sia di dimissioni consensuali.

Quindi sono tre mesi in meno di reddito di sostegno per i meno di 55 anni, una differenza che pesa per chi contava su quel periodo per prendersi il tempo di riconvertirsi o di scegliere il proprio prossimo incarico.

Perché il governo ritiene necessaria questa riforma?

L'argomento principale del governo si basa sui dati dell'Istituto di politiche pubbliche (IPP). Secondo il ministro del Lavoro Jean-Pierre Farandou, circa il 40% delle risoluzioni contrattuali concordate verrebbe in realtà a sostituire le dimissioni, alle quali di norma non spetta l’indennità di disoccupazione. I beneficiari, spesso più qualificati e meglio indennizzati rispetto alla media dei disoccupati, finirebbero però per rimanere senza lavoro più a lungo rispetto a chi proviene da altre forme di interruzione del rapporto di lavoro.

La riforma dovrebbe comportare risparmi stimati tra 600 e 800 milioni di euro e favorire tra i 12.000 e i 15.000 ingressi nel mercato del lavoro in più all'anno, secondo il governo. La sinistra, che era riuscita a far respingere il testo ad aprile, contesta queste cifre e denuncia risparmi realizzati a discapito dei disoccupati. Ricorda inoltre che le autorità pubbliche hanno prelevato oltre 12 miliardi di euro dal regime di Unedic tra il 2023 e il 2026, spiegando in parte i deficit attuali del regime.

Quanto costano all'assicurazione contro la disoccupazione le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro?

L'entità dell'intervento spiega l'urgenza percepita dall'esecutivo. Secondo la Dares, il numero di risoluzioni consensuali è passato da quasi 317 000 nel 2013 a oltre 526 000 nel 2023, per poi scendere leggermente a circa 521 000 nel 2024. Il costo per l'Unedic è stimato in 9,4 miliardi di euro all'anno.

Da notare che l'indennità di risoluzione consensuale resta soggetta a una soglia legale fissata dal Codice del lavoro: almeno un quarto di salario lordo mensile per ogni anno di anzianità nei primi dieci anni, poi un terzo oltre. Una protezione che questa riforma non mette in discussione.

Il passo successivo è dunque il voto solenne del 2 giugno 2026 all'Assemblea Nazionale. Se, come previsto, confermerà l’esito del voto del 26 maggio, il testo sarà trasmesso al presidente della Repubblica per la promulgazione. Una volta pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, la legge dovrebbe entrare in vigore concretamente a partire da settembre 2026. I lavoratori che prevedono una rottura concordata nei prossimi mesi hanno quindi intérêt a seguire l’evoluzione delle norme direttamente sul sito di France Travail o su Service-Public.fr.

Questa riforma riguarda direttamente tutti i dipendenti a tempo indeterminato che valutano un’uscita concordata, nonché le risorse umane e i datori di lavoro che ne fanno uso regolarmente. Per i profili sotto i 55 anni, perdere tre mesi di indennità non è da poco se il progetto di reinserimento o di transizione professionale richiede tempo. Meglio prevedere per tempo e, se il progetto è maturo, non aspettare troppo prima di avviare le procedure, sapendo che le regole attuali (18 mesi) restano in vigore fino all’entrata in vigore effettiva della legge, prevista per settembre 2026.

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