Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025, Sirāt va in onda su Canal+ martedì 19 maggio 2026 alle 21:10. Diretto da Oliver Laxe, questo dramma girato nel massiccio desertico del Saghro, in Marocco, riunisce Sergi López, Bruno Núñez Arjona e Richard Bellamy.
Sirāt
Film | 2025
Uscita nelle sale: 10 settembre 2025
Diffusione su Canal+ : martedì 19 maggio 2026 alle 21:10
Dramma | Durata: 1h54
Di Oliver Laxe | Sceneggiatura: Oliver Laxe, Santiago Fillol
Con Sergi López, Bruno Núñez Arjona, Richard Bellamy
Titolo originale : Sirāt
Nazionalità : Spagna
Nelle montagne del sud del Marocco, Luis non ha più notizie della figlia maggiore da mesi. Accompagnato dal figlio Esteban, si aggrega a un gruppo di ravers in rotta verso una nuova festa nel deserto. Il viaggio diventa gradualmente una traversata sia fisica sia interiore, in un territorio dove la ricerca personale si scontra con i limiti del corpo e del gruppo.
Con Sirāt, Oliver Laxe entra per la prima volta in concorso ufficiale al Festival di Cannes 2025, e se ne va con il Premio della Giuria, assegnato ex aequo. Il film è stato inoltre premiato con il Premio Cannes Soundtrack e con il Grand Prix della Palm Dog, a conferma dell’ancraggio del cineasta spagnolo tra i grandi autori del cinema contemporaneo.
Ideato da Oliver Laxe e scritto a quattro mani con Santiago Fillol, il film vede protagonisti Sergi López, affiancato da Bruno Núñez Arjona e Richard Bellamy. Girato nel deserto del Massiccio del Saghro, a est di Ouarzazate, combina dramma esistenziale, esperienza sensoriale e un road movie spirituale, in un’interpretazione radicale che rispecchia fedelmente la cifra stilistica del regista.
Trailer di Sirāt
Passato dalle sezioni parallele del Festival di Cannes da cui è uscito con le braccia piene, tra Un Certain Regard (Premio della Giuria), Premio FIPRESCI e Grand Prix Nespresso, lo spagnolo Oliver Laxe arriva quest’anno in competizione ufficiale con Sirāt, un road movie allucinante e ipnotico… ed è il nostro primo colpo di fulmine di questa 78ª edizione.
Nel massiccio desertico di Saghro, in Marocco, il rave party è in pieno svolgimento. È qui che arriva Luis(Sergi López), accompagnato dal figlio Esteban. Sta cercando la figlia maggiore Marina, che è scomparsa. Gli si apre un mondo sconosciuto, quello dei raver sognatori ai margini della società, moderni acrobati con i quali intraprende un viaggio attraverso il deserto del Sahara alla ricerca della prossima festa a cui potrebbe partecipare sua figlia.
Vero film trip, Sirāt impone l’atmosfera sin dall’inizio con una prima scena di festa sensoriale. La macchina da presa naviga tra i partecipanti (tutti non professionisti), al ritmo della techno. Non resta che lasciarsi trascinare dal ritmo onirico dell’opera, sostenuto da un lavoro sonoro particolarmente curato (firmato Kangding Ray), tra onde droniche che trafiggono l’anima e onde che vanno e vengono. Istanti sospesi che trascinano, avvolgono, riscaldano.
Attraverso paesaggi di una bellezza rara, gli freaks sfrecciano a tutta velocità a bordo dei loro camion attrezzati, seguiti dal padre di famiglia. Il mondo reale sembra lontano (nonostante nel paese si senta il rumore di un conflitto in corso), lo spazio è infinito, il tempo non ha significato. Ma un evento drammatico interrompe la festa, trascinando la narrazione in una , come un post-fiesta difficile da superare.
Il film diventa allora qualcos'altro, imponendosi come erede illegale del Salaire de la Peur di Clouzot. A lui si potranno rimproverare degli elettroshock inutili - perfino perversi - che rischiano di mettere in crisi una narrazione già ben avviata, ma Sirāt non lascerà, ne siamo certi, nessuno indifferente.
Il titolo Sirāt porta con sé una doppia significazione: in arabo indica sia un cammino sia un ponte simbolico che collega l’inferno al paradiso. Questa ambivalenza attraversa l’intero film, pensato come una traversata sia fisica sia spirituale. Oliver Laxe rivendica l’influenza di Abbas Kiarostami, in particolare Il sapore della ciliegia, nel modo in cui affronta la morte come interrogativo sulla vita.
Eccezione fatta per Sergi López, il cast è prevalentemente formato da attori non professionisti, scelti per la loro fragilità e vulnerabilità. La musica, firmata Kangding Ray, riveste un ruolo centrale: accompagna la trasformazione del film, da una techno grezza e carnale a una materia sonora più essenziale, quasi immateriale. Sirāt segna così la collaborazione più riuscita del regista con un compositore.
Prodotto anche da Pedro e Agustín Almodóvar tramite El Deseo, e sostenuto per la prima volta da una rete spagnola, Movistar Plus+, Sirāt si configura come una svolta nella carriera di Oliver Laxe, sia come il suo film più accessibile sia come il più radicale.
Tra esperienza sensoriale e meditazione esistenziale, Sirāt esplora il confine tra ombra e luce, perdita e trascendenza. Premiato a Cannes, il film incarna la continuità di un’opera unica nel suo genere, che interroga i limiti umani attraverso paesaggi estremi e racconti di passaggio.
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