A Parigi, il Palais de Tokyo dedica una retrospettiva a Cathy de Monchaux, intitolata Studio, Wounds and Battles. Desire is the Reiteration of Hope, dal 3 aprile al 13 settembre 2026. Prima grande esposizione in Francia dedicata all’artista britannica, riunisce quasi cinquanta opere realizzate tra 1984 e oggi. Sculture, installazioni, disegni tecnici e archivi delineano un percorso sul corpo, sulle sue metamorfosi, sulle sue tensioni e sulle sue ferite. L’insieme mette in luce un universo attraversato dal desiderio, dalla memoria, dall’isolamento e dai rapporti di potere.
Pensata come un viaggio sensoriale, l’esposizione si fonda su una disposizione spaziale frammentata, dove le opere si dispiegano sulle pareti, sul pavimento o in aria. I volumi dialogano tra loro senza gerarchie, in una scenografia che smantella le convenzioni formali e simboliche. Attraverso questa costruzione volutamente instabile, l’artista mette in discussione le norme rappresentative, i codici di genere e la verticalità legata all’autorità. Il Palais de Tokyo propone così un’immersione in un universo plastico e mentale, dove la materia diventa linguaggio e le forme sono il supporto di un’immaginazione critica e poetica.
In un continuo gioco di scala, le opere oscillano tra l’infinitamente piccolo e lo spettacolare. Metallo freddo, velluto rado, cinghie, piombo, marmo, rivetti: i materiali impiegati dialogano con forme animali, vegetali o anatomiche. Un’estetica tattile e ambivalente, che attraversa il romanticismo, la fantascienza e un certo immaginario gotico vittoriano.
Gli oggetti esposti richiamano talvolta le reliquie, altre volte i feticci, creando una narrazione a più livelli. Alcune opere si possono solo guardare, mentre altre stimolano l’immaginazione dello spettatore, spingendolo a ricostruire frammenti di storie. Si possono ammirare unicorni, organi, silhouette ibride, forme di resistenza o di sopravvivenza. Sono pezzi complessi, né puramente decorativi né esclusivamente narrativi, ma studiati per generare una tensione tra attrazione e disagio.
Molte delle opere esposte provengono da archivi di pezzi scomparsi, mentre altre vengono presentate per la prima volta. La più antica installazione di Cathy de Monchaux, creata durante gli studi, resta un punto di riferimento costante nel suo percorso artistico. Si tratta di un sistema scheletrico di unicorno, simbolo di un trauma infantile legato a una caduta da cavallo. Questa opera fondante torna frequentemente a popolargli l’immaginario visivo.
Il percorso mette in luce anche il lavoro di scrittura dell’artista, attraverso i titoli delle sue opere, ricchi di narrazione e di significati nascosti. Once upon a Fuck, once upon a Lifetime, once upon a Duchamp o ancora Never forget the power of the tears sono esempi di questa dimensione testuale che accompagna le forme scultoree. L’intera esposizione propone un linguaggio plastico autonomo, privo di spettacolarità, ma che attiva livelli simbolici profondi.
Attiva dagli anni '80, Cathy de Monchaux è stata candidata al Turner Prize nel 1998. La sua ricerca artistica si discosta dai linguaggi visivi predominanti dei Young British Artists, a cui pure è storicamente legata. Ha esposto in prestigiosi spazi come la Whitechapel Gallery, il Hirshhorn Museum e il Centre Pompidou, in particolare in occasione della mostra Féminin - Masculin, le sexe de l’art del 1996.
Le sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche internazionali, tra cui la Tate Gallery, il National Museum of Women in the Arts e il FRAC Occitanie Montpellier. Nel 2007, ha realizzato una committenza per il Newnham College di Cambridge, legata alla conferenza di Virginia Woolf da cui nacque Una stanza tutta per sé. Quest'opera rappresenta un esempio di approfondimento sul bassorilievo e sulla storia delle donne nel contesto pubblico e intellettuale.
L’esposizione apre un varco di scoperta per chi è appassionato di scultura contemporanea, dei racconti del corpo e delle pratiche artistiche che si discostano dalle norme convenzionali. Certamente senza un target esclusivo, si presta a molteplici modalità di lettura, che siano sensoriali, analitiche o immersive, in uno spazio pensato per accogliere una varietà di prospettive.
Offrendo un percorso al tempo stesso frammentato e fluido, il Palazzo di Tokyo invita a un’esperienza in cui ciascuno può proiettare le proprie interpretazioni. Tra tensioni formali e narrazioni sepolte, le opere di Cathy de Monchaux lasciano molte strade aperte, da esplorare seguendo il proprio ritmo — come tanti percorsi possibili in un paesaggio interiore.
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Date e orari di apertura
Da 3 aprile 2026 a 13 settembre 2026
Posizione
Palazzo di Tokyo
13, avenue du président Wilson
75116 Paris 16
Accesso
Linea 9 della metropolitana, stazione "Iéna" o "Alma-Marceau
Tariffe
Tarif réduit : €9
Plein tarif : €13
Sito ufficiale
palaisdetokyo.com
Ulteriori informazioni
Aperto tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 12 alle 22.



























