Giardini delle Luci: la mostra sull'arte dei giardini al Grand Trianon del Castello di Versailles

Da My de Sortiraparis, Cécile de Sortiraparis · Foto di My de Sortiraparis · Aggiornato il 4 maggio 2026 alle 18:21
Al Grand Trianon del castello di Versailles, nei Yvelines, la mostra Giardini delle Luci (1750-1800) ci introduce all'arte del giardino paesaggistico attraverso quasi 160 opere, tra pitture, modellini, disegni e arredi. Andate a scoprirla dal 5 maggio al 27 settembre 2026 e approfittatene per immergervi nei giardini del Trianon e nel Hameau della Regina.

Al Grand Trianon del castello di Versailles, nei Yvelines (78), una mostra inedita prende posto per l'estate 2026. Intitolata Giardini delle Luci, 1750-1800, è visitabile dal 5 maggio al 27 settembre 2026 e riunisce quasi 160 opere (dipinti, disegni, mobili, progetti di architettura e costumi) per raccontare la nascita di un'arte del paesaggio che ha rivoluzionato l'intera Europa.

Di cosa tratta la mostra Jardins des Lumières al Grand Trianon?

L'idea di questa mostra, portata avanti dalla curatrice Élisabeth Maisonnier, responsabile della conservazione del patrimonio al musée national des châteaux de Versailles et Trianon, è rimettere al centro il giardino inglese di Marie-Antoinette al Petit Trianon in un contesto molto più ampio. Certamente emblematico, quel giardino non era un caso isolato: all'epoca erano presenti spazi ancora più grandiosi e innovativi in tutta l'Europa, dall'Inghilterra alla Russia, passando per la Svezia e la Germania. È questo movimento di società, quanto questa rivoluzione estetica, che l'esposizione intende raccontare.

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Il percorso si articola in due grandi parti. La prima, più didattica, ripercorre le origini del giardino paesaggistico (o giardino inglese), nato a Stowe e Stourhead in Inghilterra verso gli anni 1730. La seconda ci porta nel lifestyle aristocratico che questi giardini hanno ispirato, con feste, mode vestimentarie, arredi e ritratti. La visita prosegue poi naturalmente nei giardini del dominio di Trianon.

Come è nato il giardino inglese, o giardino anglo-cinese?

Tutto parte da un rifiuto. All'inizio del XVIII secolo, in Inghilterra, il giardino all'italiana con le sue linee dritte e la sua simmetria rigida è percepito come l'espressione stessa del potere assoluto alla maniera di Luigi XIV. Per liberarsene, l'aristocrazia inglese immagina un nuovo modello: tracciati sinuosi dall'aspetto libero ma sapientemente orchestrati, dove rilievi, corsi d'acqua, grotte e fabbriche (piccole costruzioni di stili vari: templi, pagode, ponti rustici) disegnano un mondo in miniatura. L'architetto e teoretico William Chambers, nutrito dai suoi viaggi in Cina, gioca un ruolo chiave nella diffusione di questo modello in Europa. Il suo trattato Dissertazione sull'orticultura dell'Oriente (1772) formalizza un'estetica fondata sulla varietà, sul contrasto e sull'emozione.

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Il termine "anglo-chinois", che in Francia si afferma, racconta bene la doppia origine di questo stile: la pittoresca irregolarità dei paesaggi inglesi, combinata all’arte dei giardini cinesi che gli europei scoprono attraverso raccolte di incisioni. L’aggettivo "cinese" non indica qui una zona geografica precisa ma un processo di imitazione: restituire una natura idealizzata, ritenuta universale, applicabile ovunque. Nei giardini di Kew, Chambers fece erigere una pagoda che diventa subito un punto di riferimento europeo. Orologi a forma di pagoda, barometri smaltati, pannelli di chinoiserie invadono gli interni. L’esposizione propone peraltro un notevole barometro-thermomètre in stile pagoda cinese, prestato dal musée des Arts décoratifs de Paris, che un tempo ornava l’hôtel particulier parigino del marchese de Sourches.

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Quali giardini europei vengono evocati dalla mostra?

Dal 1760, questo modello si diffonde nelle corti d’Europa a una velocità sorprendente. In Germania, a Wörlitz, il principe d’Anhalt-Dessau, di ritorno da un viaggio a Napoli, fece costruire nel parco un vulcano artificiale ispirato al Vesuvio. Funziona ancora oggi. In Svezia, Gustavo III si occupa personalmente della progettazione dei giardini di Drottningholm. In Russia, le dimensioni dei parchi di Tsarskoe Selo e di Pavlovsk rasentano l’allucinante. In Francia, il dominio di Méréville, disegnato da Hubert Robert, è tra i migliori esempi di questo stile.

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Il giardino di Stourhead, ideato dal banchiere Henry Hoare II fin dal 1741, è evocato nella mostra attraverso un'acquarello di William Turner (circa il 1798): si vede come il paesaggio naturale e i monumenti antichi si fondano, fino a far sparire ogni confine tra giardino e campagna circostante. Creare l'illusione di un paesaggio infinito, dove il visitatore non sa più se si trovi in un giardino costruito o nella natura stessa: questo è l'essenza dell'arte di questo nuovo stile.

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In Francia, il duca di Chartres creò già nel 1771 a Monceau (l'attuale parco Monceau, nel 8º arrondissement di Parigi) un giardino dal "gusto irregolare", progettato da Carmontelle: un teatro di curiosità che mescola mulino, rovine fittizie, naumachia e percorsi segreti richiamanti i riti massonici. Perché questi giardini non sono solo un capriccio estetico. Sono anche spazi di iniziazione, di dibattito politico, di riflessione filosofica. A Stowe, il più grande giardino inglese dell’epoca, i Whigs liberali si riuniscono e vi affermano le loro idee. Il giardino diventa un manifesto all’aperto.

Qual è l'influenza di Rousseau su questi giardini dell'Illuminismo?

Non si può comprendere questi giardini senza evocare Jean-Jacques Rousseau. Le sue opere, da Julie ou la Nouvelle Héloïse a Le Rêveries du promeneur solitaire, profondano il rapporto degli europei con la natura. La passeggiata, la meditazione, il sublime, la rêverie solitaria: tante posture che questi giardini mettono in scena con una certa teatralità. Nel 1778 il marchese de Girardin offre l’ospitalità a Rousseau nel suo dominio di Ermenonville, a circa un’ora a nord-est di Parigi. Il filosofo vi si ritira, raccoglie erbe, e lì muore. La sua tomba sull’isola delle Pioppi diventa un luogo di pellegrinaggio fino al trasferimento delle sue ceneri al Pantheon durante la Rivoluzione. L’esposizione presenta edizioni delle Confessioni e delle Rêveries nonché rappresentazioni di Rousseau erborizzante a Ermenonville, conservate al musée Carnavalet.

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Quali sono le opere principali da non perdere nella mostra?

La scenografia, pensata per animare i saloni del Grand Trianon (dal celebre Salone delle Malachiti), affronta una sfida notevole: far dialogare un allestimento in pieno stile Luigi XIV con pagode, ponti rustici e fabbriche campestri. Il risultato è convincente.

Tra i momenti forti del percorso, spicca la ricostruzione dell'arredo della sala da bagno del castello di Bagatelle, con quattro dipinti di Hubert Robert (1733-1808) prestati dal Metropolitan Museum of Art di New York. Nel 1777, il conte d'Artois fece costruire questo piccolo castello nel bois de Boulogne in 64 giorni, a seguito di una scommessa con Maria Antonietta. Robert vi consegnò sei grandi dipinti per decorare la sala da bagno, accostando paesaggi pittoreschi, baigneuses antiche e giardini fantasmagorici. Vederli riuniti qui dà un'idea impressionante dell'atmosfera di questa stanza.

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Si segnala anche l’incontro senza precedenti di tre dipinti di Jean-Honoré Fragonard: La Fête à Saint-Cloud (custodita dalla Banque de France e di norma non esposto al pubblico), La Balançoire e Colin-Maillard (in prestito dalla National Gallery of Art di Washington). Queste scene di giochi e feste nei giardini idealizzati prolungano l’essenza delle "fêtes galantes" care a Watteau, con leggerezza e un’atmosfera irreale che riassumono da sole l’arte di vivere alla fine dell’Ancien Régime.

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Il mobilio occupa anche un posto di primo piano nel percorso: sedie in bambù finto, sgabelli che imitano la roccia, divani di giunchi per la Chaumière aux coquillages di Rambouillet, arredi a spighe commissionati da Maria Antonietta per il Trianon. Questi pezzi ibridi e inventivi, di cui alcuni provengono dal museo des Arts décoratifs e dal Petit Palais, mostrano quanto il giardino abbia ispirato un nuovo linguaggio decorativo.

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Da segnalare anche: un ritratto eccezionale di Maria Antonietta in abito di mussola, prestato dal castello di Wolfsgarten in Germania e dipinto da Élisabeth Vigée Le Brun, che aveva suscitato scalpore al Salone del 1783.

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La visita si allunga nei giardini del Trianon.

L'esposizione non si ferma alle sale del Grand Trianon. Si protrae naturalmente nel domaine de Trianon, dove il visitatore può a sua volta percorrere il giardino inglese di Maria Antonietta: il Tempio dell'Amore, il Belvedere, la Grotta e il Villaggio della Regina. Questi luoghi emblematici sono stati oggetto di lavori di restauro in occasione della mostra, grazie a mecenati (Parfums Christian Dior, Fondation du patrimoine, Société des Amis de Versailles): la pergola di gelsomini è stata ripiantata, la passerella del Rocher du Belvédère consolidata e la Scala della Torre di Marlborough è in restauro fino alla fine dell'estate.

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Il Parterre delle Luci: un giardino effimero da non perdere già da giugno 2026

In risposta alla mostra, le aiuole del Grand Trianon sono state completamente ripensate per l’estate 2026. L’aiuola superiore abbandona il tracciato simmetrico a favore di una vegetazione densa e ondulante: perenni (achillee, echinacee), graminacee e piante annuali (cosmos, vipérine, scabiosa, amaranto) compongono un quadro ispirato ai giardini naturalisti inglesi. Questo tipo di composizione, che dà l’impressione di una natura selvaggia e spontanea, è in realtà interamente controllato, ogni strato è stato pensato per garantire una floritura continua durante tutta la stagione. L’aiuola bassa, invece, si presenta come un prato fiorito con un aspetto di natura quasi bruta.

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Tutte le piante sono state coltivate nelle serre del dominio di Trianon. Specie esotiche (ananas, caffè, mimose) ricordano l'appeal del XVIII secolo per le varietà provenienti dall'altrove. Casse di arance decorate in stile ispirato alla Cina evocano il gusto di Maria Antonietta per l’esotismo. Una parte delle piante proviene dal Giardino delle Piante di Parigi, in omaggio agli scambi botanici che esistevano già tra le due istituzioni nel XVIIIᵉ secolo. Questo Parterre des Lumières è da scoprire a partire da giugno 2026.

Una splendida uscita per chi ama l’arte, i giardini e lo stile di vita à la française, questa esposizione è adatta anche alle famiglie e ai passeggiatori della domenica. Si abbina idealmente con una gita nei parchi e giardini degli Yvelines. Il castello di Versailles è raggiungibile da Parigi tramite il RER C (fermata Versailles-Château-Rive-Gauche). Biglietti e informazioni pratiche sul sito ufficiale del castello di Versailles.

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Informazioni pratiche

Date e orari di apertura
Da 5 maggio 2026 a 27 settembre 2026

× Orari di apertura approssimativi: per confermare gli orari di apertura, si prega di contattare la struttura.

    Posizione

    Château de Versailles
    78000 Versailles

    Pianificazione del percorso

    Informazioni sull'accessibilità

    Sito ufficiale
    www.chateauversailles.fr

    Prenotazioni
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