Un personaggio attraversa diverse stanze, la camera lo segue, la scena prosegue senza interruzioni: il piano-sequenza racchiude una sequenza in un’unica inquadratura. Mantiene la continuità dell’azione anziché distribuirla tra più inquadrature montate insieme. Ma un film che sembra non staccare mai non è necessariamente stato girato tutto d’un fiato.
All'interno di questa inquadratura, la regia continua a organizzare ciò che vediamo. I personaggi si avvicinano o si allontanano, entrano nell'inquadratura o ne escono; il punto di vista può cambiare con il movimento della macchina da presa. Una stessa ripresa può così portare lo spettatore da una veduta d'insieme a un volto, senza stacchi.
Questa continuità richiede una preparazione precisa. A proposito di Cronaca di una relazione passeggera, Emmanuel Mouret spiega al CNC che gli spostamenti dei personaggi determinavano quelli della macchina da presa. Gli interpreti avevano diverse pagine di dialogo e posizioni da rispettare. Apparizioni, sparizioni e cambi di inquadratura erano quindi orchestrati all’interno della ripresa: il regista descrive una vera e propria coreografia.
Bisogna anche distinguere il piano sequenza girato senza interruzioni dalla continuità ricostruita. In 1917 di Sam Mendes, lunghe riprese sono collegate da stacchi nascosti. Il BFI descrive in particolare passaggi al buio o inquadrature ravvicinate che permettono di mascherare queste giunzioni. L’impressione di un movimento ininterrotto può quindi derivare da un montaggio.
Per riconoscere il procedimento, la domanda utile riguarda dunque il montaggio: la sequenza si svolge in un’unica ripresa continua oppure più riprese vengono raccordate per creare questa impressione? La durata spettacolare di una scena non basta a rispondere. Il piano sequenza si comprende anche dal modo in cui guida il nostro sguardo, facendo evolvere l’azione e l’inquadratura nel corso dello stesso piano.
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