Michel Bassompierre ha dato l'addio lunedì 21 aprile 2026 a Nantes, all'età di 78 anni, lasciando dietro di sé l'Arca improvvisamente immobile. Il scultore è deceduto dopo una caduta determinata da un malore che lo aveva trascinato in un coma profondo.
Nato a Parigi il 22 marzo 1948, formatosi agli Beaux-Arts di Rouen sotto la guida di René Leleu, aveva ben presto domato la materia. Il suo bestiaire? orsi e gorilla in maestà, cavalli ed elefanti d’Asia — una fauna dalle linee levigate, dai volumi rotondi, come ammorbiditi dalla mano. Bronzo, marmo di Carrara, resina: modellava senza mai domare, preferendo suggerire la presenza piuttosto che fissare la realtà.
Da lui, la scultura non ruggiva, sussurrava. Una forza tranquilla, una dolcezza quasi tattile, che avevano conquistato ben oltre le gallerie. Dal Jardin des Plantes a Park Avenue, da Marrakech a Monaco, le sue opere avevano preso aria, investendo lo spazio pubblico e offrendosi a ogni sguardo. A Parigi, la sua ultima mostra al Plaza Athénée, in Avenue Montaigne, dove sei pezzi erano visibili fino al 16 aprile, risuona oggi come un ultimo passaggio.
Premiato con il Premio François-Pompon nel 2017, elevato a ufficiale dell'Ordine delle Arti e delle Lettere nel 2025 e cavaliere della Légion d’honneur, Michel Bassompierre restava pur sempre un tipo giocoso, descrivendo le sue sculture come semplici "giocattoli".
i familiari ricordano un'Arca formidabile, orfana ma ricca del suo amore. Al suo fianco, una squadra — suo figlio, sua figlia, la nuora e i loro amici — formata in dieci anni, vigila affinché la traccia non si cancelli.
Con lui se ne va uno scultore capace di dare fiato alla materia e di far battere, sotto la superficie, il cuore del vivente.























